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MPS: un po' di chiarezza
Articolo del 3 novembre 2014

Da Trend-online


E' bene fare un po' di chiarezza.

Dall'esame della BCE (il cosiddetto Comprehensive Assessment) emerge quanto segue:

- la banca ha superato l’Asset Quality Review (AQR - l'esame degli attivi al 31/12/2013), anche grazie al rafforzamento apportato dall’aumento di capitale, presentando un CET1 al 9,5% al 31/12/13, ben al di sopra della soglia minima richiesta dell’8%;

- la banca ha superato anche lo stress test ipotizzando lo scenario base (CET 1 di 8,8%, superiore anch’esso alla soglia dell’8%);

- in riferimento allo scenario avverso dello stress test al 2016, è stato invece rivelato un deficit di € 2,1 miliardi.

Ciò per precisare che l'esito dell'esame è stato solo parzialmente negativo e che la bocciatura non ha alcun riferimento con l'attuale solvibilità dell'istituto senese.

Inoltre, ha sollevato alquante perplessità la rigidità con la quale è stato delineato lo scenario avverso per il settore bancario italiano.

Il fatto stesso che una banca che passa a pieni voti i primi due esami riceve una bocciatura così pesante per il terzo dimostra la severità (eccessiva?) con la quale è stato pensato lo scenario avverso.

Il piano di risanamento di MPS è in atto ormai da qualche anno, con taglio dei costi, dismissioni di asset non strategici ed il recente aumento di capitale.

Quanto sta succedendo è la dimostrazione di come un organo internazionale con le proprie decisioni possa complicare anziché agevolare la strada di risanamento che un'azienda sta già percorrendo.

Comunque sia, la risposta del mercato è stato un'ondata impressionante di vendite: -39,2% in una sola settimana!In una simile situazione, ricercare il fondo non ha senso.

Ne ha però fare altre considerazioni.

La reazione del mercato è tipica di una situazione di estremo panico in cui gli investitori ipotizzano anche l'ipotesi di un default.

Quello azionario è un mercato piuttosto volatile, tendenzialmente emotivo e non è raro che menta.

Il mercato obbligazionario è invece meno volatile (essendo molto più liquido), più razionale e quasi sempre sincero.

Questa premessa mi consente di introdurre la regola secondo cui il rischio di default non è segnalato dal crollo delle quotazioni azionarie ma da quelle obbligazionarie.

Un esempio: l’azione Lehman Brother poco prima di fallire (2008) perdeva il 95% dai massimi e le sue obbligazioni il 70%.

D’altro canto, Unicredit nel gennaio del 2012 arrivò a perdere il 95% dai massimi (maggio 2007) ma ‘solo’ il 25% per quanto riguarda i suoi bonds; in buona sostanza, il titolo azionario scontava un fallimento mentre i bonds (asset più sincero) no.

Evidentemente il sentiment sul titolo era eccessivamente negativo e la situazione si rivelò un’ottima occasione per l’acquisto.

La storia ci racconta che Lehman fallì mentre Unicredit no ed il titolo si raddoppiò in circa un mese.

Nelle ultime settimane i bond di MPS (compresi i subordinati) hanno subito un deciso calo ma comunque di dimensioni estremamente inferiori a quello subito dalle obbligazioni della Lehman prima di fallire.

A meno che non si pensi realmente al fallimento di MPS (ed il mercato obbligazionario al momento non ce lo sta segnalando), i margini di recupero di MPS sono elevatissimi e lo si potrà vedere, a mio avviso, nel momento in cui si farà chiarezza in merito al piano che la banca consegnerà alla BCE entro il 10 novembre. 

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