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MPS, chi salva chi e per fare cosa?
Articolo del 30 ottobre 2014

Da Il Cittadino on line


SIENA. Sul fatto che gli stress test sono una mezza bufala e che condannano la mancanza di perspicacia del Tandem, che ha restituito 3 miliardi di Monti bond invece di tenerseli in tasca come hanno fatto con finanziamenti analoghi le banche tedesche e francesi, ne abbiamo scritto a tempo debito e non è il momento di tornarci. Ma tutti oggi si sprecano nell’analisi e nella ricerca di obiettivi per Profumo dopo il doppio fallimento del piano industriale. Doppio perché chi l’ha preparato (il Tandem) ha avuto input e conferme da chi l’ha ricevuto (la Bce), sbagliando grossolanamente in due.

Camilla Conti su Il Fatto Quotidiano parla di sconcerto dei due finanzieri sudamericani in patto con la Fondazione che adesso guardano ai conti della banca da dentro. Arrivando ad affermare che la nazionalizzazione sarebbe stata una cosa indolore. Mauro Bottarelli giunge a scrivere su il sussidiario.net che “Monte dei Paschi di Siena è tecnicamente fallita e verrà nazionalizzata, quindi tutti a comprare come se non ci fosse un domani, perché nel mondo mosso dalle banche centrali la garanzia governativa su un titolo bancario è quanto di più allettante possa esserci”. Altri ipotizzano che Profumo sarà costretto a chiedere allo Stato di trasformare il miliardo di bond esistenti in capitale, facendo dello Stato italiano il primo azionista dell’istituto. Poi c’è chi parla di fusione con altre banche, e giù la solita lista disinformativa di nomi più o meno internazionali, ma chi potrebbe avere la concreta forza finanziaria di mettersi in casa un fallimento ingombrante (vedi titoli di stato a gogò ancora in pancia al Monte)?

Umilmente ma non troppo ci poniamo l’interrogativo che tutti questi signori ignorano. Se MPS è tecnicamente fallita o deve essere accorpata da un’altra banca dopo cinque miliardi di aumento di capitale, prima cos’era? I prospetti approvati dalla Consob, dalla Banca d’Italia, dal ministero dell’Economia, dalla BCE con tutti i suoi addentellati tecnici sono tutti tecnicamente falsi? E allora chi aveva stimato che fin dall’aprile 2012 la strada unica era quella di restituire tutto allo stato che ne era proprietario fino alla famigerata legge Amato del 1995 aveva ragione? Che ne faremo delle belle intenzioni del Profumo di mezza estate alla festa del partito?

Dexia, Bankia e tutti gli istituti di credito europei in quelle condizioni sono stati nazionalizzati. Altri come il colosso Deutsche Bank venivano ricaricati immettendo nelle casse miliardi dei contribuenti – solo in Italia i politici gridano che non si può salvare una banca con i soldi dei contribuenti. Ciò dovrebbe far riflettere sul grande inganno della politica perché se fallisce il Monte i titoli di stato in portafoglio li rimborsano immediatamente i cittadini italiani con nuove tasse. Su cosa Salvini vorrebbe manifestare a Siena è difficile comprendere. Il focus sono gli obiettivi, sono i motivi per cui una banca come MPS dovrebbe esistere. Motivi che Profumo ignora bellamente, una mission sconosciuta più del progetto di Sacco su Siena 2019.

Un Monte nelle mani dello Stato è l’opzione più probabile perché nessuno scommette che oggi il mercato risponda alla richiesta di altri due miliardi di nuovo capitale sociale. La possibilità di rifocalizzare la banca ripartendo dalle sue origini. Una banca per la gente, per lo sviluppo, per sostenere i suoi clienti nei momenti difficili. Una banca che non giochi con i derivati, che ritorni allo spirito preesistente alla riforma Clinton, che abolì la distinzione tra banche commerciali e banche d’investimento. Una banca che lo faccia di propria iniziativa, visto che lo Stato non può fare il raider per definizione. Una banca pericolosa per il sistema, perché garantita dallo Stato italiano e garantita per i depositi dai rischi occulti del sistema. Davanti però c’è un establishment politico che non ha alcuna idea sul futuro del Paese, né una politica industriale degna di tale nome.

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di RED

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