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MPS: è giunta l’ora dello “spezzatino”?
Articolo del 26 ottobre 2014

Da Valori.it


Per Monte dei Paschi di Siena il momento dello smembramento appare sempre più vicino. C’è chi preferisce parlare di “tripartizione”, chi di “spezzatino”, ma la sostanza non cambia: quello che per parecchi mesi si è cercato di evitare, sarebbe ormai inevitabile. Per far sopravvivere il gruppo senese, il top management di Rocca Salimbeni starebbe quindi pensando seriamente all’ipotesi di dividere il gruppo in più parti da vendere al miglior acquirente. Tra i possibili candidati si fanno sempre più insistenti le voci su BNP Paribas - almeno per le filiali del nord - e di un non meglio definito fondo americano.

Il piano – assicurano a Valori numerose fonti vicine all’istituto senese, dietro richiesta di anonimato – è già in fase avanzata e il dossier sarebbe al vaglio di consulenti legali per valutarne la fattibilità. Un percorso che l’eventuale esito negativo dello stress test rivelato tra meno di 48 ore potrebbe solo rendere più rapido.

Dagli uffici di Monte dei Paschi non arrivano ovviamente conferme. Le uniche due parole che trapelano sono “no comment”. L’idea sarebbe però di mantenere sotto lo storico marchio "MPS 1472" le filiali dell’Italia centrale. MPS tornerebbe in pratica ad essere una banca regionale, più piccola ma più solida, compatta e legata a un territorio. La “banca delle regioni rosse”, alle quali affiancare eventualmente il Lazio. Una soluzione che – c’è da immaginare – difficilmente verrebbe vista con sfavore dai poteri locali da sempre preoccupati di trovare il modo per rimettere saldamente le mani sul Monte.

Per le parti restanti la partita è aperta e i rumors prendono strade (parzialmente) diverse. C’è chi parla di divisione in tre: le filiali del Nord Italia sarebbero vendute a un altro gruppo bancario interessato a consolidare la propria presenza sul territorio o a riorganizzare la propria rete. Il Sud è ancora di più un rebus: la sua scarsa appetibilità (è il territorio con le maggiori sofferenze creditizie) lo rende terreno ideale per trasformarlo nel nucleo di una bad bank, nella quale far eventualmente confluire anche parte dei crediti incagliati di altri istituti. Se questa ipotesi fosse confermata bisognerebbe però capire in che modo lo Stato potrebbe intervenire. È difficile immaginare che il premier Renzi sarebbe felice di prestare il fianco a una operazione dai risvolti tutt’altro che popolari.

Le porzioni nelle quali dividere MPS potrebbero alla fine però essere ben più di tre. Un modo per dividere la torta tra vari acquirenti e distribuire il rischio dell’operazione. 

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