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Profumo: "Pronti all'aumento dei record"
Articolo del 6 giugno 2014

Da La Nazione


di TOMMASO STRAMBI

Una corsa a perdifiato. Due anni vissuti in apnea per centrare l’obiettivo: rimettere banca Mps sulla linea di galleggiamento e farla salpare di nuovo in acque sicure. Un lavoro che Alessandro Profumo ha deciso di svolgere per «spirito di servizio verso il Paese». Anche perché, quando a fine aprile 2012 ha assunto la guida di Rocca Salimbeni, ha rinunciato al compenso di presidente, optando per il solo ‘gettone’ di partecipazione al Cda.

Presidente, ci siamo. Lunedì decollerà il maxi-aumento di capitale. Quali aspettative nutre?

«E’ sicuramente un passaggio importante. Il solo fatto di essere arrivati qua è un grande risultato. Negli ultimi due anni, se me lo avessero chiesto, avrei avuto più dubbi che certezze. Invece, eccoci qua. L’auspicio è che l’aumento di capitale sia interamente sottoscritto e che non ci siano accolli per le banche del consorzio di garanzia».

Un aumento elevato, anche se quello da poco annunciato da Deutsche Bank vi ha tolto il primato europeo. Sul mercato c’è forte interesse, soprattutto da parte dei fondi: segno che oggi il Monte è considerato un buon investimento. Ma quanta fatica?

«Certamente quello di Deutsche Bank è più elevato in termini assoluti rispetto al nostro. Ma il nostro è direi record, se guardiamo alla capitalizzazione di Borsa. Siamo arrivati qua grazie al lavoro fatto in questi due anni che va dalla revisione dello statuto alla revisione di funzionamento del consiglio di amministrazione e dei processi decisionali chiave, al ridisegno della banca (le aree territoriali, ma anche la direzione generale, la rete), al lavoro fatto sui costi. Tutto questo ci consente di essere, oggi, autonomi e attrattivi».

Quando due anni fa è arrivato a Rocca Salimbeni se la immaginava una traversata così difficile?

«No».

Perché?

«Ricordo che ci sono state parecchie sorprese, anche giudiziarie, nel percorso. Le condizioni del mercato sono state peggiori di quanto ci aspettassimo tutti. Le prime valutazioni che avevamo fatto sul piano industriale erano basate su uno scenario molto più pessimistico rispetto agli scenari ufficiali su cui in genere si lavora. Poi, nella realtà, è stato peggiore di quanto prevedevamo. Insomma, è stata una serie di condizioni molto più complicate. C’è stato il restatement di bilancio, quindi una crisi reputazionale molto forte. Direi che non ci siamo fatti mancare niente».

La scelta di Siena la rifarebbe?
«La rifarei perché il senso di servizio civile, di servizio pubblico al Paese che c’era quando accettai, c’è e rimane».

L’aumento ridisegnerà anche la composizione sociale. Si va verso una public company?
«Si va verso un mondo nel quale abbiamo un nucleo di azionisti stabili del 9 per cento e il resto lo dovremo vedere ad aumento di capitale chiuso».

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