Cerca
Dal
Al
Home Page - Notizie - Dettaglio articolo
Ente Mps chiederĂ  danni per 750 milioni
Articolo del 4 marzo 2014

Da Assinews.it


Sara Monaci
 

MILANO - Si riapre l'inchiesta sul Monte dei paschi di Siena. Su due fronti: l'azione giudiziaria della procura e la sempre più probabile azione di responsabilità dei nuovi vertici della Fondazione Mps nei confronti della passata gestione, il cui parere legale verrà esaminato durante la deputazione di domani. 

Ieri i pm senesi e gli uomini del nucleo Valutario della Gdf hanno interrogato l'ex ministro Giulio Tremonti e l'attuale dg dell'Abi Giovanni Sabatini, come persone informate dei fatti. Sarebbero stati ascoltati a proposito del filone d'indagine principale: l'acquisizione di Antonveneta per 9,3 miliardi del 2008, che ha drenato le casse del Monte (a causa soprattutto degli 8 miliardi di debiti ereditati dalla banca padovana), e realizzata peraltro contravvenendo le regole contabili sul patrimonio di vigilanza. 

La procura sta verificano le eventuali connessioni tra politica e Banca Mps e il ruolo della Fondazione nell'operazione. Sabatini, dal 2006 al 2008, era a capo della direzione del sistema bancario e finanziario presso il ministero dell'Economia. In quest'ambito si sarebbe occupato della vigilanza sulle fondazioni bancarie, e quindi anche dell'aumento di capitale sostenuto dall'ente senese nel 2008 per comprare Antonveneta. L'ex ministro Tremonti ai pm avrebbe invece spiegato di non essere stato a conoscenza del fascicolo Mps e che, nel 2008, non era una delle priorità del ministero.
Intanto domani l'ente senese, guidato da Antonella Mansi, deciderà se avviare un'azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici, accusati di aver provocato un'ingente perdita nel valore patrimoniale. Il parere legale richiesto dalla Mansi (e redatto dall'avvocato Giorgio De Nova) è pronto e domani verrà discusso dalla deputazione.

I danni attribuibili alla precedente amministrazione guidata da Gabriello Mancini - e alle banche advisor o finanziatrici - ammontano a 381 milioni per quanto riguarda l'aumento di capitale del 2008, finalizzato all'acquisto di Antonveneta, e a 362 milioni per quanto riguarda la ricapitalizzazione del 2011 , definita "Loan agreement".

Per il legale dell'ente l'operazione del 2008 è fortemente criticabile. «L'aumento di capitale di 490 milioni - si legge nelle 50 pagine - deve essere censurato perché non era per sua natura destinato ai soci di Bmps; perché la sottoscrizione indiretta non trova giustificazione nell'esigenza di soddisfare la condizione di non scendere sotto il 51% del complessivo capitale di Bmps; perché le condizioni alle quali la Fondazione ha seguito l'aumento di capitale sono state eccessive; perché l'aver seguito l'aumento di capitale è in violazione del precetto legislativo di diversificare gli investimenti».

Più delicata la posizione delle banche consulenti, che fecero sì da advisor ma che preliminarmente cercarono di alleggerire eventuali posizioni di responsabilità. Per quanto riguarda Credit Suisse e Banca Leonardo, risulta nel parere legale che «hanno esclusivamente valutato la congruità finanziaria e non hanno effettuato alcuna valutazione in relazione all'indiretta partecipazione della Fondazione all'aumento di capitale. Di conseguenza non possono aver concorso alla causazione del danno».

Diversa la situazione di Jp Morgan, la quale assistette la Fondazione nell'analisi della struttura delle operazioni e nella strategia di sviluppo. Il contratto diceva tuttavia che «Jp Morgan non sarà responsabile per alcuna azione, danno, conseguenza e pregiudizio per qualsiasi causa o ragione che dovessero derivare alla Fondazione Mps, salvo l'ipotesi in cui tali azioni siano stati accertate da una sentenza definitiva di un tribunale competente e derivino principalmente da dolo o colpa grave di Jp Morgan».

Pertanto, sottolinea il parere legale, per avanzare richieste alla banca americana «è necessario che l'inadempimento risulti imputabile a colpa grave».

Infine il Loan agreement del 2011. Qui il parere legale sottolinea che era possibile un indebitamento massimo di 839 milioni, visto che l'ente non poteva contrarre debiti per un importo superiore al 20% del proprio patrimonio. Tale soglia però era già stata superata, pertanto gli ex vertici non avrebbero potuto richiedere un finanziamento da ulteriori 600 milioni.

Condividi articolo