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Pentita aiuta i PM a ricostruire i fatti illeciti
Articolo del 26 febbraio 2014

Da La Nazione


di TOMMASO STRAMBI

Siena, 25 febbraio 2014 - Alexander Dumas, padre, lo scrisse nel 1854 nel suo libro ‘I Mohicani di Parigi’: «Il y a une femme dans toutes les affaires; aussitôt qu’on me fait un rapport, je dis: ‘Cherchez la femme’». Da allora, uscendo dalla letteratura, è diventato quasi un cliché. E come tutti gli stereotipi ha, ovviamente, un fondo di verità.

E’ quello che è successo anche nel filone dell’inchiesta sulla passata gestione del Monte dei Paschi relativo alla cosiddetta «banda del 5 per cento». C’è una donna, infatti, dietro alla svolta impressa dai pm alle indagini per dipanare la matassa che si nasconde dietro le ‘retrocessioni’ milionarie (il gip, nell’ordinanza con cui dispone il divieto di espatrio per 8 degli 11 indagati, scrive di «lucro sproporzionato») che hanno configurato una truffa («aggravata dalla transnazionalità») da 90 milioni di euro a danno di Rocca Salimbeni. Una donna, interna all’area finanza, che ad un certo punto ha deciso di parlare diventando la prima ‘pentita’ delle vicende Mps. Si chiama Italia Sinopoli e, come detto, lavora a Mps Finance. E’ lei che, nel corso dell’interrogatorio dello scorso 4 ottobre, dopo «aver premesso di avere avuto per un certo periodo una relazione sentimentale con Fabrizio Cerasani» (socio fondatore di Enigma Securities di Londra) e di «aver ricevuto imprecisate somme di denaro su un conto sammarinese» che lo stesso Cerasani «l’aveva aiutata ad aprire», racconta ai magistrati il modus operandi di manager ‘infedeli’ e broker.

«Cerasani mi disse semplicemente — spiega Italia Sinopoli ai magistrati come scrive il gip Ugo Bellini nella sua ordinanza — che ‘funzionava così’, cioè che era prassi in generale ed all’interno della Banca. Mi disse che io ‘ero un niente’ rispetto a questo meccanismo facendomi intendere che ‘le due lire’ che mi riconosceva erano poco rispetto a quanto ad altri, all’interno della banca, era riconosciuto». Ma Italia Sinopoli fa di più: riconosce «l’illecita prassi dei ristorni in danno di Mps (più volte definite marginazioni a favore di Enigma), riferendo che i soci di Enigma intrattenevano la loro operatività ‘di cortesia’ soprattutto con i funzionari di Mps inseriti nell’area finanza con la quale il broker realizzava la maggior parte del proprio volume di affari». Almeno fino a quando, ad inizio 2012, in Rocca Salimbeni non arrivò Fabrizio Viola. L’attuale ad del gruppo Montedeipaschi, infatti, bloccò immediatamente ogni attività con Enigma, società che ad un primo controllo non risultava neppure in ‘affari’ con il Monte. Quali fossero i reali ‘affari’ lo ha svelato successivamente l’inchiesta dei pm, anche grazie alle rivelazioni di Italia Sinopoli, la prima ‘pentita’ di Rocca Salimbeni.

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