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Tra BMPS e Fondazione il braccio di ferro continua
Articolo del 7 gennaio 2014

Da Il Corriere dell'Umbria


Tra Banca e Fondazione il braccio di ferro continua

Il cda di Mps, sotto tiro della Consob, potrebbe dover rendere conto del parere legale di metà dicembre che parla di conflitto di interessi

La sosta del capodanno ha prodotto solo una mini-tregua nel braccio di ferro fra Banca Mps e Fondazione. La posticipazione dei tempi dell'aumento di capitale della banca, approvata dalla assemblea dei soci lo scorso 28 dicembre, non chiude affatto la partita, tantomeno tranquillizza gli animi. Ora il nodo da sciogliere, semmai ci possa essere una soluzione accettabile, arriva con le imposizioni della Consob che già alla vigilia di Natale obbligò il presidente Alessandro Profumo e il management della banca a rendere noto il parere del giurista Piergaetano Marchetti richiesto dal Monte dei Paschi a corredo del documento che respingeva il ricorso della Fondazione relativo alla tempistica dell’aumento di capitale.

Il parere legale era destinato a rimanere riservato. Ma invece è stato diffuso su richiesta della Consob. E ci sarà un motivo per questa forzatura! E al proposito vale la pena fare qualche riflessione ricomponendo il puzzle di questo ultimo mese, particolarmente concitato per Banca e fondazione Mps. Prima di rinviare l'assemblea al 28 dicembre per la mancanza del quorum del 50% più un' azione, il presidente della Banca, Alessandro Profumo, rivelò la richiesta della Consob inviata lo scorso 19 dicembre che imponeva di rendere noto il parere richiesto dal cda della banca al professor Marchetti e che era stato acquisito dopo che la Fondazione Mps aveva presentato (a inizio dicembre) la proposta alternativa di delibera per rinviare l'aumento di capitale al secondo trimestre del 2014 e non a gennaio, comeinvece aveva previsto ilmanagement.

Le motivazioni sono note: diluire i tempi per tentare il salvataggio della Fondazione senza rinnegare l’aumento di capitale deliberato dal cda del Monte. Nella riunione del cda montepaschino che ha esaminato a metà dicembre la proposta della Fondazione Mps per poi formulare parere negativo, si era convenuto di non allegare il parere di Marchetti che, tra l'altro sostiene che vi sia un conflitto di interessi sulla specifica questione tra l'Ente guidato da Antonella Mansi e la Banca. La decisione di non menzionare il parere pare fosse finalizzata a non esacerbare gli animi con la Fondazione, maggiore azionista. Queste motivazioni tuttavia non sono state tenute in considerazione dalla Consob che ha imposto la pubblicazione del documento avvenuta alla vigilia diNatale. Il testo è noto, così come è chiaro a tutti cosa è successo nell'assemblea del 28 dicembre. In quella stessa occasione si sono ipotizzate le dimissioni del presidente Profumo sulle quali lui stesso ha rinviato al cda di metà gennaio.

Ora dunque l'attenzione è tutta puntata sulla data del prossimo consiglio di amministrazione. Giorni fa era circolata voce che fosse stato fissato il consiglio per il 9 gennaio, ma pare più probabile che la data certa sia il 14 o al massimo il 15 di questo mese. Sfugge per ora il contenuto dell'ordine del giorno. Non si sa se in quella occasione si parlerà solo della posizione del management o si tornerà sull'aumento di capitale ma è certo che la mannaia della scelta continua a pesare sulla testa della banca che deve rendere conto agli organi di vigilanza. Perché la Consob ha obbligato la banca a pubblicare il parere legale di Marchetti? Cosa c'è scritto in quel parere? Nella riunione del cda che ha esaminato a metà dicembre la proposta della Fondazione Mps e poi formulato parere negativo, si era convenuto di non allegare il parere di Marchetti che sostienevi sia un conflitto di interessi sulla questione tra l'ente di piazza del Campo e la Banca.

La decisione di non menzionare il parere era finalizzata, come già detto, a non inasprire le posizioni perché in quel documento si parla anche di un costo addizionale per la banca di 120 milioni di euro, in caso non venga fatto l'aumento di capitale a gennaio. Una penalizzazione molto salata in termini economici per la quale il giurista, in caso dinon ottenimento dei risultati prefissati e per il rischio che si è fatto correre agli stessi soci della banca posticipando l'aumento di capitale, ipotizza addirittura l'impugnazione della delibera. Ed essere obbligati a procedere inquesto senso porterebbe effettivamente un terremoto. Il caso resta dunque, per ora, tutto aperto perché quel parere legale dovrà essere risolto in qualche modo, visto che è stato legittimamente acquisito dalla banca. Insomma, il conflitto di interessi fra banca e Fondazione a cui allude il giurista non è stato esorcizzato e se si dovesse verificare il danno dei 120 milioni chi paga? La tensione resta alta.

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