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Articolo del 30 dicembre 2013

Da Investire Oggi


Modello Cipro per MPS? Scenari possibili dopo il rinvio dell’aumento di capitale

MPS rischia seriamente di dovere essere salvata con il metodo Cipro, dopo la bocciatura in assemblea dell'aumento proposto da Profumo. In auge anche le ipotesi di commissariamento e di ricorso al giudice.

Con il 69,069% del capitale presente, l’aumento di 3 miliardi di euro proposto da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola è stato bocciato dall’assemblea dei soci MPS, sabato scorso. Considerando che si era presentato il 49,3% del capitale a votare, la Fondazione ha pesato per il 67,9% con il suo 33,5%. In sostanza, è stato l’unico socio ad avere avversato la tempistica della ricapitalizzazione decisa in cda.

In attesa di verificare la reazione di Piazza Affari (si prevede che il titolo MPS non sia in grado di aprire le contrattazioni per eccesso di ribasso), il destino della terza banca italiana e la più antica del mondo è ora più che mai incerto. Prima questione: Profumo e Viola si dimetteranno? Il primo ha risposto a caldo alla domanda, paventando l’addio, ma a gennaio e nelle sedi giuste, ossia dopo che si terrà il cda. D’altronde, l’assemblea di sabato ha dimostrato che hanno perso e che nonostante tutto, la Fondazione ha vinto.

Ricorso contro conflitto interessi Fondazione MPS

Tuttavia, sull’aumento non è stata detta l’ultima parola. Il giurista Piergaetano Marchetti sostiene la tesi che la Fondazione abbia agito in conflitto di interessi con la banca, perché ha rinviato la ricapitalizzazione in quanto non in grado di parteciparvi, essendo oberata dai debiti. Per questo, si prospetta uno scenario di scontro, per cui il cda potrebbe dare mandato a Profumo di fare ricorso al giudice contro la delibera assembleare. A quel punto, però, l’aumento non sarebbe in sé immediato, poiché sarebbe necessaria una nuova assemblea, che approvi la proposta del management. E senza una “moral suasion” politica, difficilmente la Fondazione voterebbe ciò che ha appena bocciato.

Commissariamento Bankitalia di MPS

Altra ipotesi estrema, ma per nulla irrealistica, consiste nel commissariamento degli organi della banca da parte della Banca d’Italia, la quale, a salvaguardia dell’interesse dell’istituto, preso atto dello stallo rovinoso in cui Siena si è impantanata, potrebbe far ricapitalizzare MPS d’imperio e nei tempi desiderati. L’unico scoglio è di tipo politico, perché una simile decisione porterebbe verosimilmente a uno scontro frontale con il governo, sostenuto essenzialmente dal PD, che ricopre nella vicenda le vesti di azionista di maggioranza di MPS, tramite la Fondazione.

Nazionalizzazione MPS

Il Tesoro ha commentato la bocciatura della proposta di aumento di Profumo, sostenendo di non essere interessato alla nazionalizzazione, bensì al rimborso dei Monti-bond ai contribuenti. E’ probabile che il governo tenterà di non infierire, nonostante le pressioni di Bruxelles. Ma cosa accadrà se l’esecutivo cadesse in primavera per le note fibrillazioni politiche all’interno della maggioranza? Lo spettro della nazionalizzazione sarebbe verosimile, ma forse di più anche quello del fallimento, perché a Roma non ci sarebbe un potere forte a decidere su come intervenire. E la situazione di MPS è delicatissima. L’assemblea ha di fatto bruciato 120 milioni di euro, perché tanto peserà il rinvio dell’aumento, in termini di maggiori interessi sui Monti-bond da maturare per altri 3-4 mesi almeno.

In ogni caso, per la Fondazione ci potrebbe essere una soddisfazione effimera. Se il titolo MPS dovesse essere tempestato dalle vendite, nel giro di poche sedute rischierebbe di scendere sotto i 12,80 centesimi, scattando così il diritto di escussione delle sue azioni in favore delle 12 banche creditrici. L’Ente si ritroverebbe senza il possesso del suo unico asset.

“Bail-in” MPS

Infine, attenzione allo scenario più estremo, quello del fallimento vero e proprio. MPS potrebbe essere la prima grande banca europea e del mondo ad essere salvata ricorrendo al “bail-in”, cioè adottando il modello Cipro e coinvolgendo nelle perdite – nell’ordine – azionisti, obbligazionisti e risparmiatori per depositi sopra i 100 mila euro.

Tag articolo
#Mansi #futuro #aumento #cpitale
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