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MPS: ricordati chi sei. Di Siena da 541 anni
Articolo del 23 dicembre 2013

di RUGGERO BERTELLI*

Siena, 23 dicembre 2013 - «RICORDATI CHI SEI» ammoniva dal cielo il padre ad un confuso Simba, nel disneyano Re Leone. Già, nei momenti difficili la consapevolezza della propria identità aiuta a scegliere la strada giusta. Il Monte è la banca più antica del mondo, un esempio di radicamento territoriale che è stato la base di un crescita a livello nazionale ed internazionale. Un punto di forza indiscutibile il suo localismo, il suo identificarsi con una piccola, incantevole città, unico nel panorama delle grandi banche italiane. Monte dei Paschi di Siena. Quante banche indipendenti hanno oggi nel proprio nome una città italiana?

Ricordo un articolo dell’Economist dell’ottobre 2012 dedicato al Monte («Monte to climb. The world’s oldest bank plans its future»). Con una splendida foto del Palio. Sì, l’articolo era accompagnato non da un grafico, non da un bilancio o dall’andamento del titolo in borsa, ma da una foto della piazza gremita di gente con i fantini in azione. Splendida. Bene. Oggi il Monte ha bisogno di capitali per vivere e tornare a crescere, seguendo il suo destino: essere una «buona banca italiana di medie dimensioni focalizzata su famiglie e Pmi» ha affermato Profumo. E con «Siena» nel suo nome, aggiungo io.

Intendiamoci bene. Con un core tier 1 ratio dell’11,1% il Monte non ha problemi di capitalizzazione. Ma questo si deve all’iniezione di denaro pubblico del febbraio 2013 (i Monti Bond). Un denaro pubblico (4,071 miliardi) molto costoso per il Monte, che paga ‘cedole’ del 9%. Non facciamo confusione. Sono ormai lontane le ‘nazionalizzazioni’ di Royal Bank of Scotland, Commerzbank, Dexia. Questi interventi statali (ossia questi denari del contribuente) sono stati indispensabili a suo tempo per salvare banche ‘sistemiche’, ossia banche il cui fallimento avrebbe generato fallimenti a catena. Allora divampava un incendio finanziario che doveva essere spento. Non c’erano alternative. Oggi — a incendio domato — dopo l’intesa sull’Unione Bancaria Europea, dichiara Michel Barnier: «La mia intera azione come Commissario è stata volta a far sì che il contribuente non paghi più per una crisi bancaria».

Oggi per una banca in fallimento dovrebbe avvenire la logica applicazione del nuovo meccanismo anti-crisi: prima pagano gli azionisti, poi gli obbligazionisti. Sono salvi solo i depositi sotto i 100.000 euro. Poi, semmai, intervengono i contribuenti (di quale Paese non è tema di queste note). Ma il Monte non è una banca sull’orlo del fallimento. La cosiddetta ‘nazionalizzazione’ in questo contesto non sarebbe che la fine. Un rischio che non bisogna correre. Sarebbe la dimostrazione che la banca non ha più un futuro. No. Mps è una banca che ha un piano industriale che le consentirà di recuperare margini di redditività e di tornare a generare valore per tutti gli stakeholder. 

A patto di scalare la montagna: togliersi il peso dei 239 milioni di euro di ‘cedole’ pagate (al settembre 2013) sul ‘capitale’ ottenuto dai contribuenti. 239 milioni sono tanti. Rappresentano il 50% della perdita della Banca al settembre 2013. Si pensi che la riduzione dei costi del personale tra il 30 settembre 2012 e il 30 settembre 2013 è stata pari a 161 milioni. 239 milioni sono tanti. Troppi. Considerando un costo del personale medio di 47.500 euro (per i primi 9 mesi del 2013) si tratta dello stipendio di 5.030 persone.
E poi c’è il peso ‘psicologico’ che deriva dall’essere una banca (la più anziana del mondo) a cui serve l’assistenza di una badante. 

Si tratta allora di raccogliere capitale di rischio ‘vero’, la cui remunerazione non grava sul conto economico come interessi passivi, ma si basa sulla capacità prospettica del Monte di produrre reddito e quindi capitale. Insomma, capitale che ‘ci crede’, che riesce a vedere un futuro nella ‘vecchia’ banca. Un futuro fatto di recupero di redditività. Ossia la vita per un’impresa (bancaria) e per i suoi 28.500 dipendenti.

Tra il giorno dei Monti Bond (28 febbraio 2013) e il 20 dicembre 2013 l’azione Mps ha perso il 55%. Nello stesso periodo il Ftse Mib ha guadagnato il 12%. Lo Europe Stoxx 600 Banks ha guadagnato il 22%. Aver bisogno di denaro pubblico non è un buon segno. Riuscire a restituirlo grazie alla fiducia degli investitori è senza dubbio un segnale di svolta radicale. Il mercato non potrà che prenderne atto.

Non stiamo parlando degli assetti proprietari, della governance, della politica. Stiamo parlando della banca fondata 540 anni fa, con sede in una delle città più belle del mondo. Una banca della quale si deve essere orgogliosi di essere clienti.

*Professore Associato di Economia degli Intermediari Finanziari
Università di Siena

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