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MPS: Tesoro in campo, Mansi, scontro da evitare
Articolo del 14 dicembre 2013

Da Il Sole 24 Ore


Il Tesoro scende in campo sul dossier Mps: una posizione, per ora, di vigilanza sul risanamento della banca senese e in merito alla tempistica dell'aumento di capitale. Ieri il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha mostrato sicurezza spiegando che il governo non è preoccupato. Tuttavia, il ruolo del ministero in questa partita potrebbe essere centrale per sciogliere il nodo in tempo utile per l'assemblea del 27 dicembre, che dovrà decidere sulla ricapitalizzazione: magari trovando quella soluzione di "sistema" che viene indicata come assai probabile per trovare acquirenti sulla quota della Fondazione Mps.

Il Tesoro, oltre ad essere l'autorità di vigilanza delle fondazioni bancarie e quindi della Fondazione presieduta da Antonella Mansi, è tra i protagonisti che hanno portato la banca senese a mettere a punto il piano di ristrutturazione concordato con la Commissione europea, che prevede il rimborso del 70% dei 4 miliardi di Monti bond entro il 2014 attraverso un maxi-aumento da 3 miliardi di euro. In ambienti vicini al ministero l'attenzione resta alta e non è da escludere un suo intervento per mediare la situazione. Allo stato attuale varare l'aumento di capitale significherebbe la polverizzazione del patrimonio dell'ente, mentre la mancata esecuzione aumenta significativamente il rischio nazionalizzazione della banca.

L'intervento del Tesoro avviene proprio mentre non si placano i contrasti tra chi vorrebbe subito l'aumento di capitale (cioè il presidente di Mps Alessandro Profumo e l'Ad Fabrizio Viola) e la Fondazione Mps che chiede invece una proroga dei tempi. Sul tema si è espressa anche Antonella Mansi, presidente dell'ente: «Sulla necessità di spostare a giugno l'aumento di capitale la posizione non può essere diversa. Noi abbiamo espresso con molta chiarezza e in tempi non sospetti la nostra posizione e non può essere diversa perché siamo amministratori di un ente e abbiamo la responsabilità della conservaziome e della tutela del suo patrimonio. Io non amo il braccio di ferro, ho sempre cercato di dare un messaggio di collaborazione. Gli interessi in gioco mi sono chiari, ma io sono il presidente della Fondazione Mps».

A chi gli chiedeva come andrà in assemblea il 27 dicembre, chiamata a decidere sulla ricapitalizzazione da 3 miliardi della banca si è limitata a rispondere che «lo scopriremo solo vivendo».

Secondo la Mansi, non vale l'argomentazione relativa alla necessità di fare subito l'aumento di capitale per non pagare gli interessi sui Monti Bond perché «la Fondazione e il suo patrimonio valgono a oggi poco meno di 700 milioni, questo credo sia importante allo stesso modo». Nel frattempo, Lazard, l'advisor prescelto dall'ente per trovare acquirenti sulla sua quota, sta valutando diversi potenziali pretendenti. Tuttavia l'operazione sembra scontrarsi con diversi nodi: non ultimo quello di cedere le azioni della Fondazione a sconto, in modo tale da invogliare gli investitori che sul dossier appaiono abbastanza tiepidi.

«Ci sono i contatti ma sono molto difficoltosi – ha spiegato la presidente della Fondazione –. Fino a che non si chiarisce il quadro è difficile sedersi ai tavoli». La presidente dell'ente si è espressa anche sull'andamento del titolo Mps in Borsa: «Ci sono alcune situazioni che sono vigilate, nel senso che noi stessi abbiamo notato alcune anomalie. Consob ci ha assicurato che la vigilanza è puntuale e quindi chi voleva speculare oggi fa forse un po' più fatica». Ieri l'azione Mps ha chiuso in ribasso a Piazza Affari (-3,28%), penalizzata dalla scarsa visibilità sui tempi dell'aumento di capitale.


Da GONEWS


Più si avvicina la data dell’assemblea straordinaria del Montepaschi e più si allarga la spaccatura tra banca e Fondazione. Le tensioni sul maxi-aumento di capitale del Montepaschi però non preoccupano il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni che osserva il dossier da vicino.

Molti osservatori comunque non escludono che Via XX settembre possa intervenire sul tema entro l’appuntamento del 27 dicembre in modo da evitare di andare allo scontro frontale tra Profumo e Mansi, scongiurando peraltro l’ipotesi di dimissioni al vertice della banca. Nel frattempo il presidente della Fondazione fa sapere di non amare il braccio di ferro e che la propria posizione ”non può essere diversa perché siamo amministratori di un ente e abbiamo la responsabilità della conservazione e della tutela del suo patrimonio”.

In tutto questo il Tesoro, ha spiegato un portavoce, ”segue con grande attenzione il dossier” mentre Saccomanni non si dice preoccupato per il contrasto tra le parti.

Il ministero, come noto, oltre a rappresentare l’autorità di vigilanza delle fondazioni bancarie e quindi di Palazzo Sansedoni, è anche tra i protagonisti che hanno portato la banca senese a mettere a punto il piano di ristrutturazione concordato con la Commissione europea, che prevede il rimborso del 70% dei 4 miliardi di Monti bond entro il 2014 attraverso l’aumento da 3 miliardi.

Da una parte, quindi, c’è l’ente presieduto da Antonella Mansi che ha imposto al Cda rappresentato da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola di integrare l’ordine del giorno dell’assemblea con una richiesta di posticipo dell’aumento fino a maggio in modo da avere più tempo per trovare un compratore del pacchetto del 33,5%.

In netta contrapposizione invece il board della banca che si dice convinto della necessità di chiudere l’operazione nel mese di gennaio visto che la priorità è rappresentata dagli accordi presi da Bruxelles e non la situazione patrimoniale della Fondazione, incapace di seguire la ricapitalizzazione.

Un braccio di ferro che sta proseguendo da diverso tempo e che nelle ultime ventiquattro ore ha portato Mps a ribadire il proprio ‘no’ alla richiesta della Fondazione, adducendo tra le ragioni della contrarietà anche un costo aggiuntivo di 120 milioni dovuto allo slittamento. In soccorso di Palazzo Sansedoni è arrivato però il sindaco di Siena, Bruno Valentini, che nomina la maggioranza della deputazione amministratrice dell’ente.

”L’accelerazione sull’aumento – ha detto – comporta alcuni rischi: è la stessa Fondazione a sottolinearlo nella relazione per la prossima assemblea della banca, in cui vengono ipotizzati nuovi e imprevedibili assetti proprietari che non vorrei fossero dominati da fondi stranieri di natura speculativa”.

In effetti l’attenzione su Rocca Salimbeni è forte anche all’estero e proprio oggi il Wall Street Journal ha dedicato un lungo articolo sulla proprio sito. Intanto, però tutta questa attenzione mediatica sta penalizzando il titolo in Borsa, dove è tornato a crollare (-3,28% a 0,16 euro).

Per gli analisti di Banca Imi (‘sell’ con target price a 0,15 euro) la posizione del Cda della banca di varare l’aumento a gennaio è ”condivisibile” e ”posticipare l’operazione aumenta i rischi sulla sua esecuzione” e se l’aumento non verrà completato entro il 2014 la nazionalizzazione è alle porte.

Fonte: ANSA


Da GONEWS

Antonella Mansi, Fondazione: “Sul titolo Mps riscontrate anomalie”

“Sul titolo ci sono alcune situazioni che sono vigilate, noi stessi abbiamo notato alcune anomalie”. Così la presidente della Fondazione Mps Antonella Mansi ha risposto ai cronisti che a Siena le chiedevano un commento alla possibilità di alcune speculazioni in atto sul titolo Mps.

“Consob ci ha assicurato che la vigilanza è puntuale – ha aggiunto Mansi – e minuto per minuto e quindi chi voleva speculare fa forse oggi più fatica”.

Contatti con acquirenti ma difficoltosi

“Ci sono i contatti ma sono molto difficoltosi”.

Così la presidente della Fondazione Mps Antonella Mansi ha risposto ad alcuni cronisti a Siena che le chiedevano se erano in atto contatti con possibili acquirenti.

“Fino a che non si chiarisce il quadro – ha aggiunto Mansi – è difficile sedersi ai tavoli con delle prospettive certe”.

“Noi abbiamo espresso con molta chiarezza e in tempi non sospetti la nostra posizione e non può essere diversa perché siamo amministratori di un ente e abbiamo la responsabilità della conservazione e della tutela del suo patrimonio”. Lo ha detto la presidente della Fondazione Mps Antonella Mansi prima dell’incontro con i capigruppo del consiglio comunale di Siena. Mansi, sulla diversità di vedute con il cda della banca sulla tempistica per l’aumento di capitale, ha aggiunto: “io non amo il braccio di ferro”. 

“Ho sempre cercato di dare un messaggio di lavoro – ha concluso la presidente della Fondazione Mps -, di collaborazione e di ricerca delle soluzioni che mi rendo conto non sono semplici. Gli interessi in gioco mi sono chiari ma io sono il presidente della Fondazione Mps”

“Lo scopriremo solo vivendo”. Questa la risposta della presidente della Fondazione Mps Antonella Mansi alla domanda di alcuni cronisti sull’assemblea dei soci di Mps chiamata, il 27 dicembre, a decidere sulla ricapitalizzazione da 3 mld della banca. Mansi, prima di incontrare i capigruppo del consiglio comunale di Siena ha poi aggiunto: “Il ministero ci ha accompagnato fino ad ora in questo percorso, stiamo lavorando perché non è interesse di nessuno arrivare ad uno scontro”.

Fonte: ANSA

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