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Asset quality review: facciamo chiarezza
Articolo del 26 ottobre 2013

Da: Trend-on-line


 

Alla fine resteranno solo i migliori nel panorama bancario europeo. Questo perchè con la volontà di controllo espressa più volte dalla Bce sul settore bancario ì si vorrebbe puntare a due traguardi: rendere più trasparente il settore e renderlo affidabile agli occhi di risparmiatori, investitori e capitale privato in genere.

 

Alla fine resteranno solo i migliori nel panorama bancario europeo. Questo perchè con la volontà di controllo espressa più volte dalla Bce sul settore bancario ì si vorrebbe puntare a due traguardi: rendere più trasparente il settore e renderlo affidabile agli occhi di risparmiatori, investitori e capitale privato in genere.

LA prima esigenza nasce dalla crisi stessa e dal suo andamento nei paesi più colpiti. Spagna , Grecia, Irlanda sono stati tutti esempi che hanno offerto uno spettacolo a dir poco negativo circa lo stato delle banche, con “buchi”, conti scoperti, sofferenze ignorate, conti e gestioni portate avanti in modo a dr poco “allegro” salvo poi dover essere rimborsata dalle tasche statali, aggravando e non poco l'uscita sempre più disperata dalla recessione.

LA seconda, anch’essa figlia della crisi, punta a voler attirare capitali in una zona che, come il vecchio Continente, registra un miglioramento, ma non tale da permettere una sicurezza a lungo termine e quindi una permanenza degli investimenti “in loco”. In altre parole potrebbe essere il proverbiale fuoco di paglia che sfrutta l’Europa come una piazza sottovalutata e in grado di poter offrire buone opportunità, ma solo in ambito speculativo. Invece ciò di cui c’è bisogno, adesso, è l’esatto contrario: permanenza di capitali, sicurezza negli investimenti, chiarezza delle norme e trasparenza per i bancari. E qui entra in gioco la Bce.

Common Equity Tier 1 ratio

Partiamo prima di tutto da quel Common Equity Tier 1 ratio, inteso come una sorta di cuscinetto, un capitale minimo d’emergenza, fissato all‘8%. Una cifra che per alcuni è anche fin troppo bassa date le voci di possibili perdite sui crediti che solo per le banche italiane arriverebbero al 30% del capitale.chiunque non risponderà ai requisiti imposti dovrà provvedere autonomamente (cosa che fino ad oggi le banche made in italy hanno fatto con la sola eccezione di Mps), il che rende il panorama di casa nostra paradossalmente più sicuro rispetto a quello straniero abituato a interventi statali fin troppo frequenti (Berlino lo sa bene...). E qui iniziano le prime dolenti note: a metter mano al portafoglio saranno azionisti e obbligazionisti. Non esclusa l’entrata in scena dei clienti.

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