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Fondazione: "Uscire da MPS non è un tabù"
Articolo del 20 ottobre 2013

Da: ilsole24ore.com


 

di Cesare Peruzzi

 

Prima di dare il via libera all'aumento di capitale di Banca Monte dei Paschi, la Fondazione Mps vuole risolvere i problemi di natura finanziaria e patrimoniale che minacciano la propria sopravvivenza. A farlo capire è Antonella Mansi, da poco più di un mese presidente della Fondazione senese nel cui portafoglio si trova il 33,5% del gruppo di Rocca Salimbeni.

«Faremo gli azionisti fino in fondo, cercando di accompagnare la banca nel suo percorso di risanamento, ma senza confusione di ruoli e avendo ben chiaro che adesso la nostra priorità è mettere in sicurezza la Fondazione e restituirle una prospettiva di futuro», spiega l'imprenditrice grossetana, 39 anni, vice presidente nazionale di Confindustria, che ha passato le ultime settimane a studiare i conti lasciati in eredità dalle passate gestioni dell'Ente di Palazzo Sansedoni, un tempo tra i più ricchi d'Italia e oggi alle prese con un debito complessivo superiore ai 400 milioni di euro (di cui circa 350 dei quali nei confronti del sistema bancario), a garanzia del quale c'è il pacchetto azionario Mps, dove ormai è concentrata la quasi totalità del patrimonio.

In che situazione è la Fondazione Mps? 
È una situazione di grande fragilità, in un contesto di variabili che non dipendono solo da noi, con un'esposizione finanziaria pesante e all'attivo sostanzialmente la sola partecipazione nel Monte.

Ci sono gli immobili.... 
Purtroppo sono poca cosa.

Può darci dei numeri? 
No, perchè sarebbe sbagliato. Tra i problemi che dobbiamo affrontare quotidianamente c'è anche il balletto di notizie, anticipazioni, indiscrezioni, più o meno vere o false, che chiunque si sente in diritto di far circolare riguardo al nostro futuro, a quello che faremo o che stiamo decidendo. Si tratta di una forma di pressione che fatalmente rischia di creare condizionamenti e anche di fare danni. Non darò numeri, nè posso parlare di quanto e cosa venderemo per rimborsare il nostro debito, però ritengo che sia il momento per dichiarare con forza che insieme ai deputati di Palazzo Sansedoni faremo tutto il necessario nell'interesse della Fondazione e del territorio.

Siete disponibili a cedere anche l'intera partecipazione in Montepaschi? 
Non esistono più tabù. Faremo le scelte che riterremo migliori, nella consapevolezza che avranno una ricaduta anche sulla governance della banca. È doveroso tenere conto di questo. Ma è nostro compito, oltre che obbligo statutario, far uscire la Fondazione dai problemi in cui si trova. Facendo leva sui punti di forza che abbiamo.

Quali sono le priorità? 
Rimborsare il debito e ritrovare reddito. Per farlo, possiamo unicamente agire sul patrimonio, valorizzandolo. È quanto abbiamo a disposizione. La situazione è estremamente complessa, ma sono determinata a centrare l'obiettivo.

Ci sono trattative aperte? 
Stiamo lavorando su più ipotesi, affiancati da Lazard come advisor finanziario. Sul nostro tavolo non c'è un dossier solo.

Che tempistica prevede? 
Prenderemo il tempo necessario per portare a casa il risultato migliore.
L'aumento di capitale da 2,5 miliardi del Monte, annunciato nel 2014, è comunque un orizzonte abbastanza ravvicinato, oltre il quale rischiate la diluizione della vostra quota....
Con i vertici di Banca Mps abbiamo instaurato un dialogo costante e leale, che però presuppone il rispetto dei ruoli, delle prerogative e degli interessi di ciascuno. È chiaro che il nostro destino è saldamente intrecciato a quello del Monte, ma non vogliamo in alcun modo essere condizionati dai tempi dell'aumento di capitale.

Rivendica autonomia? 
Il tema dell'autonomia è centrale. La Fondazione è un ente di natura privatistica e i deputati non hanno vincolo di mandato. Rispondono per quello che decidono. Abbiamo svoltato bruscamente rispetto al passato. Le interferenze e la mancanza di chiarezza nei ruoli, del resto, non mi pare che abbiano giovato alla Fondazione, la cui vocazione naturale è quella di essere motore di sviluppo per il territorio. Ritengo di conoscere abbastanza bene questa realtà, di cui sono parte integrante e attiva, per poter dire che di tutto c'è bisogno meno che di polemiche gratuite.

Che rapporti ha con le istituzioni locali? 
Il dialogo è aperto e costante ma, come nel caso della banca che partecipiamo, ciascuno deve rispettare il proprio ambito. Mi rendo conto che per Siena il cambiamento sia radicale, però è questa l'unica strada per restituire alla città una Fondazione sana, di cui oggi mi sento garante e custode.

All'interno della Fondazione c'è unitarietà di vedute? 
Siamo compatti rispetto agli obiettivi. La dialettica non manca, com'è giusto e normale, ma remiamo tutti nella stessa direzione per mettere in sicurezza la Fondazione.

Come giudica il piano di ristrutturazione di Banca Mps? 
È molto duro e impegnativo. Ma di certe cose gli azionisti devono parlare solo in assemblea. Posso solo dire che, in una fase complessa come quella che stiamo vivendo, la Fondazione cercherà di essere elemento di valore e non di disturbo.

 

 

 

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