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Le banche italiane? Una bomba ad orologeria
Articolo del 12 ottobre 2013

da: giornalettismo e wall street journal


Le banche italiane sono una bomba a tempo. La severa valutazione è stata espressa dal Wall Street Journale, che evidenzia come gli istituti di credito del nostro paese siano colpiti dall’esplosione delle sofferenze bancarie, così come abbiano bisogno di decine di miliardi per essere ricapitalizzate. Una situazione molto critica che rischia di diventare esplosiva se la crescita non tornerà.

IL PERICOLO DELLE BANCHE ITALIANE - Il Wall StreetJournal rimarca come in questi ultimi mesi le banche italiane abbiano sovraperformato gli altri istituti di credito in Borsa. Se la media della crescita azionaria degli istituti di credito continentali è pari al 14%, le azioni delle banche italiane sono cresciute del 41%. Il quotidiano finanziario sottolinea però che questo rally sui mercati dei capitali potrebbe essere illusorio, vista la molteplicità dei problemi degli istituti di credito del nostro paese. «Non ci sono solo le notizie come la ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena, pur sempre la terza banca del paese, a inquietare gli investitori», scrive il Wsj. Il Mps ha bisogno di un’iniezione di capitali freschi per 2,5 miliardi per evitare la nazionalizzazione. Anche la situazione di Intesa Sanpaolo è particolarmente controversa, come è stato evidenziato dall’allontanamento del Ceo Giuseppe Cucchiani. Ma queste sono solo «telenovela» rispetto alla vera dimensione dei problemi del sistema creditizio italico.

SOFFERENZE BANCARIE -  L’economia del nostro paese è in una situazione di grave difficoltà, con due anni ormai di recessione consecutiva arrivati dopo la fortissima flessione post crisi finanziaria del 2008, e la crescita più che anemica del 2010. Questa difficoltà è stata rispecchiata dalla crescita sostenuta delle sofferenze bancarie. Il tasso di crescita sui 12 mesi è risultato pari al 22,3% in agosto, come nel mese precedente (il dato di luglio è stato rivisto dall’iniziale 22,2%). A luglio e agosto si verificato  il più significativo incremento delle sofferenze dall’inizio della rilevazione, nel 1998. I guasti provocati dalle sofferenze bancarie negli bilanci degli istituti di credito tracciano uno scenario inquietante per il futuro; secondo i dati di Morgan Stanley gli accantonamenti per i crediti che verranno cancellati coprono solo il 44% delle sofferenze bancarie. Un dato significativamente inferiore rispetto al 59% delle sofferenze bancarie coperto dagli accantonamenti degli istituti di credito iberici.

DECIDE LA BCE - Parte di queste difficoltà dipendendo dalla burocrazia italiana: un fallimento di un’azienda si chiude in media in sette anni, e ciò allunga la vita dei crediti ormai inesigibili, intosssicando i bilanci per un tempo più lungo. Il vero stato di salute delle banche italiane sarà comunque svelato presto, grazie ai test della Bce. L’Eurotower dovrà armonizzare gli standard di valutazione degli attivi di bilancio, prima di assumere il compito della vigilanza bancaria sui maggiori istituti continentali. Secondo le stime di Morgan Stanley gli accantonamenti di copertura delle sofferenze bancarie dovranno crescere di 50 miliardi per raggiungere la percentuale del 65%, che fino a prima della crisi era il tasso medio di copertura. Per il rispetto del Tier-1 indicato dalla Bce,  la soglia di capitale primario di un istituto di un istituto di credito, il sistema italiano ha bisogno di ulteriori 26 mliliardi di euro rispetto agli attuali. Già in oggi le banche italiane dipendono in modo significativo dalla Bce, e nel 2014 matureranno 255 miliardi di crediti che dovranno essere restituiti a Francoforte. Anche per questo le banche italiane quotano a circa lo 0,6% del loro valore contabile, un livello più basso rispetto alla media degli altri istituti dell’eurozona. Per il Wsj una tendenza giustificata, visto che le banche del nostro paese hanno davanti un duro compito per riportare in ordine i loro bilanci.


Italienische Banken haben sich für Investoren bislang als lohnend erwiesen. Während europäische Bankaktien insgesamt 14 Prozent zulegten, gewannen Italiens Banken sogar 41 Prozent. Der steile Aufstieg macht deutlich, dass italienische Banken der große Gewinner der zunehmend besseren Stimmung gegenüber europäischen Aktien sind, da die Erinnerungen an die Eurokrise langsam verblassen, während das politische Chaos in den USA in den Vordergrund rückt.

Die Gefahr besteht, dass es mit der Rally vorbei sein könnte, sobald die italienischen Banken von Europas Regulierern stärker angefasst werden. Es sind nicht nur Nachrichten wie der Restrukturierungsplan der Monte Paschi di SienaBMPS.MI -0,85% die Investoren aufhorchen lassen sollten. Die Traditionsbank – immer noch Italiens Nummer drei nach Umsatz – meldete diese Woche, dass sie 2,5 Milliarden Euro frisches Kapital bis Ende 2014 brauche. Sollte sie das Kapital nicht auftreiben, droht die Verstaatlichung.

Intesa SanpaoloISP.MI -0,28% Italiens zweitgrößte Bank, steckt nach dem plötzlichen Sturz ihres Chefs Enrico Cucchiani Ende September ebenfalls in Schwierigkeiten.

Anteil fauler Kredite steigt

Hinter diesen Seifenopern verbergen sich einige tiefe Probleme der gesamten Bankenbranche in Italien. Im Umfeld einer noch immer schwachen Wirtschaft steigt der Anteil fauler Kredite steil an – im vergangenen August lag er 22,3 Prozent über dem Vorjahreswert. Das Verhältnis fauler Kredite zur Gesamtkreditvergabe hat sich nach Daten des IWF seit 2007 auf 14 Prozent verdreifacht.

Die Banken müssen angesichts der dramatischen Lage noch nacharbeiten: Die Rückstellungen für Kreditausfälle decken laut Daten von Morgan Stanley nur 44 Prozent der faulen Kredite ab. Das liegt deutlich unter der Rate von 59 Prozent, die beispielsweise spanische Banken mit ihren Rückstellungen abdecken.

Der hohe Anteil fauler Kredite bei Italiens Banken liegt teilweise an Problemen mit der Bürokratie. Das schneckenartige Justizsystem verhindert häufig schnelle Abschreibungen: Es dauert laut IWF im Schnitt sieben Jahre in Italien, bis eine Insolvenz abgeschlossen ist. Die Tatsache, dass steuerliche Abschreibungen auf Wertberichtigungen durch Kreditausfälle gedeckelt sind, verhindert ebenfalls, dass Banken Kredite in vernünftigem Maße abschreiben.

Die wahre Verfassung der italienischen Bankbilanzen wird noch auf den Prüfstand kommen. Die Europäische Zentralbank (EZB) wird die Aktiva untersuchen, um die Standards EU-weit zu harmonisieren, bevor die EZB noch in diesem Jahr zur obersten Bankenaufsicht in Europa wird.

Welche Methoden die EZB dabei nutzen wird, ist noch nicht entschieden – doch die aktuellen Daten geben jetzt schon Anlass zur Sorge.

Italiens Bankensystem braucht Milliarden

Rückstellungen für Kreditausfälle müssten um 50 Milliarden Euro steigen, um den historischen Durchschnittswert von 65 Prozent Abdeckungsrate in Italien zu erreichen, schätzt Morgan Stanley. Das Bankensystem benötige zusätzliche 26 Milliarden Euro, um eine durchschnittliche Kernkapitalquote (Tier 1) von 9 Prozent zu erreichen, die die EZB als Minimum verlangen könnte.

Schon heute sind Italiens Banken bei ihrer langfristigen Finanzierung stark von der EZB abhängig. 255 Milliarden Euro ausstehende Kredite werden kommendes Jahr fällig.

Trotz der jüngsten Aufholjagd werden Italiens führende Banken laut Daten der Berenberg Bank mit nur dem 0,6-Fachen des Buchwerts gehandelt. Dieser bescheidende Wert liegt sogar unter dem bereits niedrigen Durchschnittswert von 0,8 für die Banken der Eurozone.

Dieser Abschlag ist gerechtfertigt. Italiens Banken mögen gerade im Trend liegen – doch sie müssen immer noch ihre Häuser in Ordnung bringen.

 

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