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Mps, nel piano chiusura di 200 filiali
Articolo del 23 settembre 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Sole 24 Ore - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente. 


di Alessandro Graziani

 

Dopo i 4.600 esuberi e la chiusura di 400 sportelli previsti nella prima versione del piano di ristrutturazione di Mps, i diktat dell'Unione europea per il via libera ai Monti bond porteranno alla chiusura di altre 200 filiali del Monte. È quanto trapela dagli advisor di Mps a pochi giorni dall'ufficializzazione del nuovo piano che il consiglio di amministrazione della banca esaminerà martedì prossimo e che sarà presentato il giorno successivo ad analisti e investitori. La nuova chiusura delle filiali porterà, come conseguenza, anche un nuovo piano di tagli al personale che il management intende gestire senza licenziamenti ma facendo ricorso, da qui al 2017, al fondo di solidarietà.

 

In aggiunta agli interventi su sportelli e dipendenti, il nuovo piano – come richiesto dal commissario Ue Joaquin Almunia – dovrà tagliare l'esposizione ai derivati di Mps e, soprattutto, ridurre gradualemte gli investimenti in BTp compromettendo in parte il margine d'interesse. Tutto questo per ottenere il via libera europeo ai 4 miliardi di Monti bond, necessari affinchè il capitale della banca sia in linea con i rigidi paletti fissati dall'Eba. Via libera solo temporaneo perchè, già entro il 2014, a Mps è stato imposto di rimborsare gran parte dei 4 miliardi prestati dallo Stato, obbligando la banca ad effettuare un aumento di capitale da 2,5 miliardi entro al fine dell'anno prossimo.

 

L'idea di fondo del piano della Ue, che anticipa le nuove regole per i salvataggi bancari, è che a pagare le crisi siano in prima battuta gli azionisti le cui quote saranno drasticamente diluite e deprezzate dal nuovo aumento o, nel caso in cui la ricapitalizzazione di mercato non fosse possibile, dalla nazionalizzazione. I danni maggiori li subirà la Fondazione Mps, tuttora azionista al 33% della banca, che paga gli errori del passato quando ha concentrato quasi tutto il suo patrimonio sulla banca. Patrimonio che, in caso di nazionalizzazione, rischia di azzerarsi a fronte di 350 milioni di debiti che invece restano.

 

La speranza per tutti gli stakeholders di Mps è che vada in porto il piano che l'amministratore delegato Fabrizio Viola presenterà martedì al cda presieduto da Alessandro Profumo. Un piano che, data la ristrettezza dei tempi con cui è stato riscritto dopo il diktat della Ue, sarà probabilmente solo finanziario rinviando alla fine dell'anno i contenuto industriali del riassetto imposto. Industrialmente, infatti, la banca è chiamata a una vera e propria svolta. Il taglio di 400 filiali, cui si aggiungono le circa 200 che saranno annunciate martedì prossimo, impone al gruppo di continuare a servire lo stesso numero di clienti con molte meno filiali e molti meno dipendenti.

 

Ne conseguirà un modello organizzativo nuovo, più snello e con una forte concentrazione sulla banca online, che potrà diventare - in caso di successo – un modello per l'intero sistema bancario italiano. 

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