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Crac Amato, l'ex presidente Mps Mussari sapeva
Articolo del 23 settembre 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Corriere del Mezzogiorno - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


SALERNO — Dicembre 2012: Paolo Del Mese è ai domiciliari per il crac Amato, la procura di Salerno apre un fascicolo bis sul fallimento del pastificio, mettendo sotto torchio le banche finanziatrici e Giuseppe Mussari, già indagato a Siena (anche se la notizia non è finita ancora sui giornali), riceve una telefonata da una signora.

La donna dice di essere la moglie dell'ex presidente della commissione finanze del governo Prodi e chiama sull'utenza personale d'ufficio dell'allora presidente dell'Abi. Nell'interrogatorio del 28 febbraio scorso, di fronte al pm di Salerno, Vincenzo Senatore, e al comandante del nucleo di polizia tributaria della finanza Antonio Mancazzo, Giuseppe Mussari ricorda di aver ricevuto anche un'altra telefonata dalla signora Del Mese e di averle detto: «di non avere molto tempo da dedicarle perchè molto impegnato».

Tuttavia è certo che la moglie dell'ex democristiano avesse bisogno di un aiuto per la gestione di un conto corrente. Ma Mussari la liquida così: «In virtù anche del mio incarico ricoperto, di presidente dell'Abi, non potevo minimamente interessarmi alla vicenda».

 

IL TENTATIVO - Prende le distanze l'ex presidente Mps dalla famiglia del politico di Pontecagnano Faiano, con cui, invece, risulta essere stato sempre in buoni rapporti, tanto da essere l'invitato d'onore della cena nella villa in Costiera del cavaliere Giuseppe Amato. Ma anche su questa circostanza, di fronte agli inquirenti, Giuseppe Mussari si mostra quasi del tutto estraneo alla vicenda. Non ricorda chi partecipò al banchetto nè di cosa si parlò, anzi la sua versione è quella di chi viene invitato ad una serata senza sapere neanche il luogo da raggiungere. Di una cosa però è certo: a quella cena c'era il sindaco Vincenzo De Luca, di cui è amico dal 2001 all'epoca della sua presidenza alla Fondazione Monte Paschi.

Meno sicuro è della presenza di Franco Ceccuzzi. Ma sono proprio questi ricordi labili che hanno insospettito gli inquirenti tanto da consentire al pm di mettere sotto inchiesta per concorso in bancarotta fraudolenta Giuseppe Mussari. I fatti raccontati da Mussari contrastano con quelli raccontati dall'ex sindaco di Siena, che invece sembra avere un ricordo nitido di quella sera di fine estate del 2006. «Mussari era il referente dei loro discorsi»: lo dice chiaramente l'esponente del Pd. Ma di cosa si parlava? «Di una iniziativa da finanziare — spiega Ceccuzzi — riguardante l'ammodernamento degli impianti e di una iniziativa immobiliare. Ho avuto la sensazione che l'amministrazione comunale rappresentata dal sindaco fosse a conoscenza dell'iniziativa che la famiglia Amato voleva intraprendere». E come reagì Mussari? «Per quanto ricordi — risponde Ceccuzzi — non si espresse in alcun modo». Il finanziamento di 19 milioni (di cui 16 erogati) fu comunque concesso agli Amato tre mesi dopo la cena, con il placet di un cda della banca senese presieduto da Mussari. Anche se lui, l'allora presidente dell'Mps, insiste nel non ricordare nemmeno se «la pratica mi sia passata per le mani».

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