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Monte dei Paschi di Stato
Articolo del 16 settembre 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Panorama - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


di Sergio Luciano

«È tutta questione di sconto» dice un advisor molto ascoltato daAlessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente presidente e amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena. Già: piazzare un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro sul mercato di qui a un anno sarà più o meno praticabile a seconda dello sconto rispetto al valore di borsa al quale le azioni saranno offerte ai futuri nuovi soci. Già, nuovi soci: perché è escluso che la fondazione possa «onorare» il suo 33,5 per cento di quota, indebitata com’è per 350 milioni. E quali potranno essere questi nuovi soci? Esteri, quasi inevitabilmente. Profumo ha detto: «Meglio se non sono banche». Ma nessuno s’è ancora fatto avanti. Né a Siena vogliono iniziare le azioni di marketing. E con così poco tempo a disposizione, il rischio di nazionalizzazione si fa concreto.

Il piano di ristrutturazione che il consiglio del Monte ha esaminato per la prima volta mercoledì 11 settembre e che dovrebbe approvare tra due settimane è tostissimo. Taglia il personale del 20 per cento (meno 4.600 posti) e immette efficienza nella macchina bancaria a tutti i livelli. Ma prevede il ritorno alla «sostenibile redditività del capitale» nell’esercizio 2015. Non un anno prima. Andrà riscritto, ovviamente in meglio, tenendo conto del fatto che, con la ricapitalizzazione, a fine 2014 ben 2,5 miliardi di debito verranno cancellati, alleviando così il conto economico del profumatissimo interesse del 9 per cento al quale vanno pagati i Monti bond. Ma basterà, questa riscrittura, a invogliare i possibili acquirenti? Magari gli amici spagnoli di Antonella Mansi, neopresidente della Fondazione Montepaschi, che come capo della Solmine Iberia ha ottimi agganci nella finanza madrilena?

Spagnoli o arabi, o cinesi, si vedrà: con l’unica alternativa, in caso di insuccesso, della nazionalizzazione. 

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