Cerca
Dal
Al
Home Page - Notizie - Dettaglio articolo
Ottobre, triste mese per i bancari?
Articolo del 16 settembre 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Trend On Line - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


Sapete cosa succede ad ottobre? Arriva l'Asset Quality Review, cioè i primi dettagli sulla radiografia delle banche europee, paese per paese, primo passo di quell'Unione Bancaria che dovrà individuare i punti deboli del sistema di credito. E sanarli ad ogni costo, come Cipro ha insegnato e potrebbe insegnare ancora.

Mentre da Wall Street ci ricordano l’anniversario (il quinto) di Lehman e del suo fallimento, in Italia ci troviamo di fronte ancora al problema dei bancari. Con la “razionalizzazione” dei controlli in arrivo dal prossimo anno da parte di Bruxelles, molti di loro si trovano impreparati già da ora. E lo stato del governo, come anche la cronaca giudiziaria, non gli dà certo una mano.

Il caso Mps

I politici non fanno mai niente per niente e a quanto pare neanche i banchieri. Stavolta ad essere pizzicato (ma è solo il primo di una lunga lista che include anche Gianni Letta, zio dell’attuale Premier, l’onnipresente Berlusconi, e vari altri esponenti della sinistra che in MPS avevano molti interessi) è Amato, neo nominato giudice della Corte Costituzionale, oltre a esemplare di pluri-pensionato le cui finanze, peraltro già pingui, hanno ricevuto un raddoppio netto con la recente nomina. Al suo “fianco” l’immancabile Mussari che, sponsorizzato nella sua corsa al vertice dell’Abi, ha pensato bene di sponsorizzare a sua volta il torneo di tennis del prestigioso esponente politico (il quale, a quanto sembra, non se l’è sentita di attingere al suo patrimonio personale...).

Londra

Ad ogni modo, al di là della semplice cronaca giudiziaria, che siamo sicuri riserverà non poche sorprese, tra l’Italia e la Gran Bretagna rischia di esplodere una guerra dei bancari. Il motivo? L’insolvenza (o la presunta tale) da parte delle banche italiane che portano in garanzia Bot e Btp. Almeno stando a quanto dichiarato da Lch Clearnet di Londra che, per quanto riguarda i prestiti a breve termine, non si fida più del sistema italiano. Oppure fa finta di non fidarsi per riuscire ad accaparrarsi quei guadagni che in teoria potrebbe portare Borsa Italiana la quale, venduta nel 2007 proprio da Unicredit e Intesa Sanpaolo a Londra, fu “costretta” da Bankitalia a investire in titoli di stato tutti i capitali guadagnati. Dall’altra parte, invece, una serie di titoli di stato che non piacciono più, se offerti in garanzia, così come non piacevano già da un anno, con la sola differenza che lo spread nel frattempo si è dimezzato.

Condividi articolo