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Arriva il piano taglia costi
Articolo del 12 settembre 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Corriere della Sera - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


MILANO — A freddo, digerita la notizia del weekend del maxi aumento di capitale da 2,5 miliardi imposto a Mps dalla Commissione europea, la Borsa ha colpito più duro: mentre lunedì aveva di fatto graziato la banca con un significativo ma non severo -2,5%, ieri un pesante -4,81% ha portato a quota 0,20 euro il titolo dell‘istituto presieduto da Alessandro Profumo e guidato da Fabrizio Viola.

Sul mercato hanno pesato le tante incertezze legate all’aumento di capitale e al piano di ristrutturazione. I timori sono di un fallimento della ricapitalizzazione da realizzare entro 12 mesi dall’ok della Commissione europea ai Monti bond (attesa entro due mesi): in quel caso — secondo l’accordo Tesoro-Commissione — i Monti bond saranno convertiti in capitale e il Montepaschi sarà di fatto nazionalizzato. L’opinione di banchieri d’affari, consulenti e analisti è unanime: la situazione è «complessa e difficile» e di non breve soluzione. Gli scenari possibili ipotizzano una soluzione strategica realizzata con un’altra banca, di fatto una integrazione con un soggetto italiano — magari controllato da altre fondazioni, escludendo comunque le big Unicredit e Intesa Sanpaolo — oppure con un gruppo straniero già presente in Italia come Bnp Paribas, Credit Agricole o Deutsche Bank, mentre appaiono meno concreti eventuali interessi di banche statunitensi, britanniche o russe: troppo onerosa la banca, grande e sindacalizzata, e troppo poco attraente il Paese dal punto di vista economico. La Banca d’Italia segue con attenzione le difficoltà di Mps e delle altre banche medio-piccole, ha ricordato ieri il governatore Ignazio Visco, sottolineando che in Italia vi sono stati nel settore del credito «episodi illeciti rilevanti ma circoscritti» (come appunto le vicende di Mps). E ha precisato che «ogni mancanza di capitale che emergerà dovrà essere coperta attraverso appropriate azioni entro il perimetro delle decisioni delle banche e con il ricorso al mercato». Come la maxi ricapitalizzazione di Rocca Salimbeni.

Il mercato ha anche dubbi su come Viola riuscirà a effettuare nuovi tagli e a far tornare la banca alla redditività. A Siena sono consapevoli che servirà «una cura shock», come ha chiesto lunedì sera il sindaco, Bruno Valentini. Le linee-guida del piano — già discusso con Tesoro, Banca d’Italia e Concorrenza Ue — saranno oggi presentate al consiglio di amministrazione della banca.

Dalle indiscrezioni il piano dovrebbe avere una durata quinquennale, così da rendere più agevole — fra le varie richieste della Ue — la «riduzione graduale» del portafoglio dei titoli di Stato, adesso pari a 23,4 miliardi. Circa il nuovo modello di business, si punterebbe al potenziamento della banca online e su un maggiore apporto del margine di intermediazione rispetto al margine di interesse. Inevitabili nuovi tagli al personale e alle filiali oltre alla vendita delle partecipate come Consum.it e della rete delle banche estere. L’approvazione del piano — i cui dettagli sono ancora oggetto di confronto con la Commissione — è attesa per il consiglio del 24 settembre.

Gli occhi sono anche puntati sulla Fondazione Mps, che ha il 33,4% della banca ma deve vendere per pagare i 350 milioni di debito residuo, diluendosi — dopo l’aumento di capitale — ben sotto il 10%, forse attorno al 5%. Per questo il pressing sulla nuova deputazione presieduta da Antonella Mansi è destinato a farsi più intenso per spingere la Fondazione a un’operazione strategica con un’altra banca. Potrebbe essere una vita per consentire all’ente di avere ancora un peso nelle decisioni e comunque di valorizzare al meglio la quota. Venerdì si riunisce la deputazione e si cominceranno a fare i conti. E a pesare le tante incognite . Fabrizio Massaro - fmassaro@corriere.it

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#piano #industriale #taglio #costi
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