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Per MPS un futuro da preda?
Articolo del 10 settembre 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Sole 24 Ore - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


di Alessandro Graziani

L'idea che la terza banca italiana, Mps, dovrà andare sul mercato a raddoppiare il capitale e che l'annuncio sia stato lasciato al commissario Ue Joaquin Almunia è solo l'ultimo passo di una serie di «lacune» delle autorità italiane sui destini (forse ormai compromessi) del terzo gruppo bancario del Paese.

Inutile dibattere ancora sulle presunte manchevolezze della Vigilanza di Banca d'Italia nel caso dell'operazione Mps-AntonVeneta. L'evidenza dei fatti dimostra che l'ipotizzato rilancio della banca attraverso i Monti-bond, emessi per 4,07 miliardi a carico dello Stato, si è purtroppo rivelato inconsistente.

Il mercato (inteso come investitori e come agenzie di rating) non ha mai «prezzato» quel capitale teorico come aggiuntivo ai conti di Mps. Lo dimostrano le valutazioni di Borsa (il Monte capitalizza tuttora solo 2,5 miliardi) e quelle delle agenzie di rating, che negli ultimi dodici mesi hanno retrocesso a junk il giudizio sul debito del Monte. Malgrado il sostegmo pubblico, dunque, il merito di credito di Mps non è migliorato. Mentre la banca, per remunerare i Monti-bond, ha già dovuto pagare 170 milioni di interessi per un semestre e ne dovrà versare altri 380 per l'esercizio in corso.

Costi senza benefici, cui si aggiungono le ormai note nuove penalizzazioni imposte dalla Ue (riduzione dell'esposizione ai Btp, ai derivati e nuovi tagli dei costi).

Penalizzazioni che hanno come corollario, decisivo per le sorti future del Monte, l'anticipazione al 2014 del rimborso dei Monti-bond attraverso un aumento di capitale elevato da 1 a 2,5 miliardi. Evitando così, secondo le ragioni «politiche» di Bruxelles, ogni sovrapposizione con le nuove regole comunitarie di «bail-in» sui salvataggi bancari che entreranno in vigore dal 2015.

A Siena i nuovi vertici guidati dal presidente Alessandro Profumo e dall'a.d. Fabrizio Viola vanno avanti col piano di rilancio e puntano, dopo la diluizione della locale Fondazione, sui benefici della trasformazione della banca in public company. Ma è evidente che, dopo la scure della Ue, il tentativo di rilancio «stand alone» è tutto in salita.

E c'è già chi guarda alla spartizione delle spoglie del Monte tra i due colossi italiani, Intesa Sanpaolo e UniCredit.

O a un'integrazione con Bnl-Bnp Paribas.
 

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