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Conosco le difficoltà, ma voglio salire il gran...
Articolo del 4 settembre 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da lanazione.it - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente. 


di Paola Tomassoni

Siena, 4 settembre 2013 - "Arriva oggi, forse a pranzo". La notizia fa presto il giro della città. Antonella Mansi è freneticamente attesa a Siena, città abituata a volere tutto e subito: ieri, l’indomani la nomina a presidente della Fondazione Mps, in Banchi di Sotto c’è una strana agitazione.

Finisce la mattinata e sono in tanti a tenere d’occhio quel portone dell’edificio con le trifore. Alle 13.30 (circa) da quel varco esce, come sempre puntuale per pranzo, Gabriello Mancini, che conferma l’imminente visita: "Aveva da fare in azienda stamani, a questo punto l’aspetto per il primo pomeriggio. Comunque importante è che venga: per ora è stata nominata, ma finché non firma l’accettazione qui resto io".


Un’ora dopo, quella sagoma filiforme laggiù all’inizio della via: media altezza, capelli ramati che si appoggiano alle spalle. Da sola, andatura senza indugi, ma non affrettata, insomma quella di chi passeggia conoscendo però la sua meta. E’ lei, Antonella Mansi, come da promessa, è subito a Siena: "So che sarà il gran premio della montagna, conosco la difficoltà ma a questo gioco voglio giocare", dice subito. Aria gentile, disponibile e allo stesso tempo sicura.

"Sono pronta" ribadisce all’incalzare delle domande su quella sfida 'impari'. Talmente pronta che per il gran premio della montagna lei ha anche già la tenuta: il passo ben piantato a terra nonostante il leggero tacco e quel completo camicetta e pantolini fucsia. La maglia rosa di chi tiene il comando del giro, almeno nella tappa corrente.


I conti non li ha ancora visti, quindi il volto è sereno, raggiante, quello della giovane donna (39 anni) in carriera che ha già fatto tanta strada, ma altrettanta ne vuole percorrere. "E' la prima volta per me a Palazzo Sansedoni" rivela la curiosità di quell’entrata nuova, per lei, come per chi non ha mai visto una donna al vertice dell’istituzione.

C’è sempre una prima volta, ma non è da tutti esordire da presidente: "Sono stata chiamata qui - dice - da un territorio che finalmente ha sentito il bisogno di discontinuità e ora ha trovato la quadra. E sono anche fortunata, perché nella vita posso sempre dire arriverderci. Non prima però di averci provato". Un presidente con i pantaloni, ma rosa: il carattere della donna al comando, quella che fa più fatica a salire ma quando arriva è anche più difficile farla scendere.


Ma allora - sorge naturale la domanda - chi ha chiamato Antonella Mansi in Fondazione? "Un gruppo di soggetti rappresentati dal sindaco di Siena" risponde la presidente, investendo questa volta Bruno Valentini, colui che fino a una settimana fa continuava a sostenere Francesco Pizzetti, prima di capitolare in nome del buonsenso e dell’unione degli enti nominanti. Insomma "questa è la corsa di Siena e della Fondazione, non di uno", aveva alla fine così lasciato la presa il sindaco. Per uscirne, però, da 'chiamante'.
 

Antonella Mansi non si tira mai indietro, nella vita, come nel "giorno uno" - così lo definisce lei stessa - a Siena: risponde a tutto, anche alla curiosità di aver scambiato un sms (anche lei!) con il presidente della Banca Alessandro Profumo, che dall’estero gli ha già mandato il suo 'in bocca al lupo'. Ce n’è bisogno. Quindi, tornando al primo giorno senese, ecco l’incontro sull’uscio con il presidente uscente Gabriello Mancini, l’affettuoso abbraccio di chi accoglie ma anche lascia, pur con serenità, un grosso fardello.

E su quel portone, prima di prendere le scale, alle 15 circa, Antonella Mansi incontra anche l’ex ministro tedesco Otto Schily - che ha casa da queste parti -, in compagnia dell’ex vicepresidente Vittorio Galgani. Un incontro casuale, ma già indicativo del tenore di quella terra che la presidente si trova chiamata a rilanciare.

E anche lei, che per ora ha preso la residenza a Chiusi (dove fra venerdì e domenica scorsa si è recata per le pratiche burocratiche), annuncia di voler fare come già Schily: "Penso che prossimamente prenderò casa qui".

Del resto l’impegno c’è e la presenza è richiesta, pur con qualche triste rinuncia in nome della più grande sfida: "L’incarico in Fondazione Mps - spiega la Mansi - non è compatibile con quello in Banca del Vecchio (di cui è presidente), che dovrò lasciare, ma ho trenta giorni per farlo. Lo stesso vale per il cda di Bassilichi, da cui sono già uscita. La vicepresidenza di Confindustria? Lo statuto non me la vieta, quindi resto".

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