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Fondazione paralizzata dai veti nel Pd senese
Articolo del 21 agosto 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da www.ilgiornale.it - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


di Massimo Restelli

 

La Fondazione Monte Paschi deve fare i conti con 190 milioni di disavanzo rimasti dallo scorso anno e 350 milioni di debiti, ma a Palazzo Sansedoni non c'è accordo né su chi debba sostituire Gabriello Mancini alla presidenza né su chi siederà nella sua deputazione amministratrice. Ieri, dopo tre ore di riunione, si è levata la seconda fumata nera in otto giorni: tutto rimandato a martedì 27 agosto, quando sul tavolo della deputazione generale torneranno i profili dei candidati. «Questo gruppo sta lavorando egregiamente per arrivare a una soluzione. È necessaria una scelta collegiale e condivisa», si è difeso Mancini al termine del vertice, dove erano presenti tredici persone, mentre Sergio Daolio era collegato in remoto.

Più della partita doppia, a Siena può tuttavia il regolamento dei conti interno a un Pd locale, che si mostra sovente «eretico» rispetto agli ordini in arrivo da Roma. Poco importa se Alessandro Profumo e Fabrizio Viola stanno lottando con l'Europa per tenere nelle casse della controllata Mps i 4 miliardi di aiuti versati dal Tesoro con i Monti bond. Una volta eseguito il previsto aumento di capitale, l'Ente farà fatica a mantenere il 20% della banca contro il 33% attuale, tanto che a Siena la quota tabù si sta ormai spostando al 10%.

Il sindaco renziano Bruno Valentini, dopo una telefonata a Romano Prodi, aveva candidato alla presidenza della Fondazione l'ex presidente dell'Authority della privacy, Francesco Maria Pizzetti. I fedelissimi del primo cittadino precedente, Franco Ceccuzzi, si sarebbero però opposti e avrebbero una carta a sorpresa da giocare al consiglio chiave del 27.

Dalla partita senese era uscito poi il nome dell'economista Lorenzo Bini Smaghi, ma l'ex consigliere della Bce ha quasi subito preferito declinare l'invito. E comunque ci ha pensato Valentini a far capire che non se ne farà nulla: il Comune di Siena, pur non più maggioritario, esprime ancora 4 consiglieri su 14. Tanto che ieri la deputazione generale, come ha detto il consigliere Vareno Cucini, non ha discusso di nomi ma solo di criteri e competenze.

La riunione ha comunque visto un'autocandidatura, ammessa a norma di Statuto, di professionista senese anche se difficilmente potrà essere l'antagonista di Pizzetti. Così come circolano i nomi dell'avvocato Luigi De Mossi (da tempo voce antagonista del «sistema Siena»), di Marco Buzzichelli (capo azienda di Siena Ambiente) e di Alessandro Piazzi. Presidente e deputazione amministratrice resteranno in carica un anno (con possibilità di conferma per altri due mandati), così da non creare ingorghi istituzionali con la scadenza della deputazione generale.
Complice il riacuirsi dello spread, Piazza Affari ha intanto venduto a piene mani il titolo Mps che , dopo sei sedute positive, è stato sospeso al ribasso e ha chiuso in calo del 4,39%.


Fondazione Mps, scontro sulle nomine

Eleonora Micheli dal sito www.ilsole24ore.com

SIENA
È stata ancora una fumata nera per le nomine di presidente, Deputazione Amministratrice (cda) e collegio dei sindaci revisori della Fondazione Mps. Ma questo era già noto a Siena, dove i cittadini si sono armati di pazienza, mettendo in conto tempi lunghi. I membri della Deputazione Generale, che ieri si sono riuniti per la seconda volta, hanno spostato la decisione di una settimana, rimandando tutto al 27 agosto. Intanto il nome dell'ex membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea, Lorenzo Bini Smaghi, per la poltrona di presidente dell'ente senese pare già tramontato. Il sindaco di Siena, Bruno Valentini, ha infatti detto: «per quanto ne so, si è reso indisponibile».

Ad ogni modo, anche nel caso in cui Bini Smaghi cambiasse idea, non ci sarebbe la quadra. Il presidente della Fondazione Mps e la Deputazione Amministratrice devono essere eletti con la maggioranza qualificata, ovvero con 11 voti su 14 votanti della Deputazione Generale. E considerando che quattro persone dell'organo di indirizzo sono vicine a Valentini (in quanto nominate dal Comune), è come se il sindaco avesse un diritto di veto sulla scelta dei vertici.

Su Bini Smaghi il primo cittadino di Siena, in questi giorni in vacanza a Parigi, ha parlato chiaro: «Bini Smaghi, essendo stato nel board della Bce, ha più le caratteristiche del banchiere che quelle per la presidenza della Fondazione Mps - ha detto -i vertici della Fondazione non devono essere manager, ma devono avere un ruolo diverso, altrimenti è come scambiare la maratona con il Tour de France». Ma non è tutto. Il sindaco ha incalzato: «Bini Smaghi non mi sembra adatto a fare il presidente: ha un profilo da dirigente, mentre per la Fondazione ci vuole una persona che prenda il proprio ruolo come una missione, che sia disposto a trasferirsi a Siena e cambiare vita». E se Valentini ha detto no a Bini Smaghi, «la cosa non s'ha da fare», ha spiegato un'autorevole fonte, che comunque ha ribadito a più riprese che l'ex membro del consiglio della Bce «avrebbe avuto il profilo giusto per Siena». Valentini, invece, ha di nuovo espresso parole di entusiasmo per il docente della Luiss, Francesco Maria Pizzetti, ex presidente dell'Authority per la Privacy. «E' una persona di spessore a livello nazionale, con origini senesi. Questo almeno voglio che sia riconosciuto». Ma a Siena c'è chi dice che ormai sia “bruciato”.

«Cercheremo altri nomi – ha commentato una fonte che ha voce in capitolo nella decisione – ormai si è creata una situazione scomoda e di irritazione per il modo non collegiale con il quale è emerso il nome di Pizzetti». Per le nomine, dunque, si profila una situazione difficile, tanto che lo stesso Valentini ha parlato di «gioco al massacro».

E c'è chi non esclude addirittura una situazione di stallo che si potrebbe protrarre per quasi un anno, fino alle nuove nomine. In base al nuovo statuto, il presidente e la Deputazione Amministratrice che verranno nominati, rimarranno in carica fino all'approvazione del bilancio 2013 della Fondazione, ovvero fino alla prossima primavera.

La Deputazione Generale sarà poi chiamata a nominare nuovi organi che rimarranno in carica quattro anni. Ovviamente potrebbero essere riconfermati anche gli stessi nomi che eventualmente saranno designati martedì prossimo, sempre che siano scelti. Per altro il mandato di questo breve lasso di tempo non farà cumulo per le nuove eventuali designazioni (il presidente e i membri della Deputazione amministratrice possono svolgere al massimo due mandati, ndr). «Ma sarebbe una situazione impensabile e di imbarazzo totale», ha commentato una fonte. Così alcuni membri della Deputazione Generale e alcuni enti nominanti sono alla febbrile ricerca di personalità che vadano bene a tutti. Lo stesso sindaco ha dichiarato: «analizzerò i profili che mi verranno proposti».
Intanto ieri il presidente uscente, ma ancora in carica, Gabriello Mancini, ha dichiarato che la Deputazione Generale «sta lavorando egregiamente per trovare una scelta condivisa». Nella seconda riunione dell'organo, durata oltre tre ore, è stato analizzato lo stato economico e patrimoniale della Fondazione, sulla base di una ricca documentazione diffusa il 14 agosto. E sono inoltre stati messi nero su bianco i criteri per la scelta dei futuri vertici. «Criteri riservati – ha detto Mancini – ma che fanno riferimento allo statuto».

E in effetti l'articolo 9 dello statuto della Fondazione indica che i deputati «devono possedere i requisiti di onorabilità e devono essere in possesso di specifici e comprovati requisiti di professionalità e competenza in relazione a maturate esperienze o competenze in campo amministrativo e gestionale tenuto anche conto dei settori di intervento della Fondazione».

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#fondazione #presidente #mps #fumata
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