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Il Monte archivia il piano alternativo della Banca
Articolo del 19 agosto 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da ilsole24ore.it - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.  


di Eleonora Micheli

Meglio essere proprietari di peso di una società piccola, o azionisti con pochi titoli di un grande gruppo? Questo è il dilemma sul quale si arrovellano i senesi. Dilemma che è tornato di attualità negli ultimi giorni, soprattutto dopo che il presidente di Mps, Alessandro Profumo, ha detto che la Fondazione Mps dovrà scendere «sensibilmente sotto il 10%» nel capitale della banca.

In altre parole a Siena c'è chi preferirebbe che la Fondazione rimanesse dominus di una banca regionale. La scorsa primavera, in piena campagna elettorale, Bruno Valentini, diventato poco dopo sindaco della città, aveva detto: «Credo che sia venuto il momento di prendere in esame l'opportunità di scindere la banca in due, per evitare di avere una piccolissima partecipazione in una grande banca di proprietà di altri e gestita da altri, puntando a una partecipazione più rilevante in una banca più piccola, di dimensione regionale, ma legata al territorio senese e toscano». 

Ma il progetto sembra di difficile attuazione. Claudio Pieri, direttore generale di Fondazione Mps, ha spiegato che gli stessi vertici dell'ente azionista della banca hanno studiato il progetto, ma «l'abbiamo scartato in maniera decisa», ha detto. Al di là del fatto che secondo il manager tale disegno «andrebbe contro la storia», ci sono degli impedimenti concreti. In primis il fatto che la legge sulle Fondazioni impone che queste non abbiano il controllo di un istituto. «La vedo dura che il Ministero consenta di derogare alla legge», ha detto Pieri. Non va inoltre dimenticata la delicata situazione finanziaria. «Chi si prende i debiti?», ha aggiunto il manager.

Ma intanto l'ipotesi continua a circolare e ne è consapevole anche Profumo, al punto che nei giorni scorsi alla festa del Pd ha dichiarato: «Se qualcuno ha questa idea, ne accetti tutte le conseguenze e ricordi che se adesso la direzione generale di Banca Mps a Siena dà lavoro a 3.600 persone, quella di una banca più piccola occuperebbe al massimo 360 dipendenti».

Insomma, come ha detto Profumo, «Se il corpo diventa più piccolo la testa non può restare grande». Il presidente di Mps ha quindi tagliato corto: «La strada non è percorribile e chiunque la pensa faccia bene i conti: due più due fa quattro e non sei». 

D'altra parte anziché di scissione di Banca Mps, con la creazione di un istituto regionale da una parte e nazionale dall'altra, «occorrerebbe valutare quanto incasserebbe Mps cedendo asset fuori dal territorio toscano», ha spiegato un banchiere, che ha aggiunto: «Occorrerebbe in pratica capire quanti Monti bond potrebbe ripagare Rocca Salimbeni con tale operazione».

A detta dell'esperto il disegno potrebbe essere sensato, anche «alla luce del fatto che non sempre le banche grandi sono le più efficienti: a riprova l'istituto che ha le migliori valutazioni di mercato è il Credem, di dimensioni pressoché regionali».

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