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Il caso MPS e le false accuse a Bankit
Articolo del 4 agosto 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Corriere della Sera di oggi - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


Ora che la magistratura ha concluso, con il rinvio a giudizio di undici persone, l’indagine sul «caso Monte dei Paschi di Siena», vale la pena fissare un paio di punti.

Primo, la tangente da due miliardi di euro, della quale nei mesi scorsi si è favoleggiato analizzando l’acquisizione di Antonveneta da parte di Mps nel 2007, non c’è stata. E dunque — dicono gli inquirenti — non ci fu nemmeno alcuna associazione a delinquere. I vecchi vertici della banca hanno fatto pasticci e per coprire i guai che hanno provocato hanno forse compiuto reati, manipolato i mercati e ostacolato le autorità di vigilanza bancaria: lo stabilirà la giustizia. Ma non si sono arricchiti attraverso una truffa da duemila milioni: la «madre di tutte le tangenti» che ha riempito le piazze (e spesso i media) non esiste.

È importante che «il caso» sia visto per quello che è, non per le invenzioni scandalistiche dei mesi scorsi.

Il secondo punto, non meno rilevane, riguarda il ruolo della Banca d’Italia nella vicenda. Anche su questo, per mesi, si sono sussurrate indiscrezioni circa connivenze ad alto livello, coperture delle malefatte senesi da parte della Vigilanza della banca centrale, timidezze se non irregolarità a Palazzo Koch, nel 2007 guidato da Mario Draghi. Anche queste sono illazioni che, semplicemente, non esistono, come indica la Procura della Repubblica di Siena.

Quel che preoccupa, però, è il fatto che le ombre sul ruolo della Banca d’Italia fossero già state dissolte dal Fondo monetario internazionale in modo inequivocabile lo scorso febbraio. La Banca d’Italia — disse allora il portavoce dell’Fmi parlando della crisi dell’Mps dopo che gli ispettori di Washington erano stati in Italia — «ha intrapreso un’azione tempestiva e adeguata per affrontare il problema» e aggiunse che la supervisione fu «adeguatamente intensificata non appena i problemi di Mps sono diventati acuti».

Ciò nonostante, il venticello delle voci infondate ha continuato a essere alimentato da chi, con il paravento del bene pubblico, non esita a creare casi distruttivi per il Paese ma falsi. C’è qualcosa di degenerato e di pericoloso in tutto ciò.

Danilo Taino

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