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Pressing del Tesoro. Bruxelles pretende piĆ¹ tagli
Articolo del 31 luglio 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da "Il Corriere della Sera" di oggi - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


Il passaggio è stretto e i tempi pure. Se le preoccupazioni dell’Europa per la stabilità di Mps sono severe come pare dalla lettera del Commissario alla Concorrenza, Joaquín Almunia, al ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, allora il piano di salvataggio della banca che ha chiesto l’aiuto di Stato (Monti bond per 4 miliardi) dovrà cambiare. Come e a quale prezzo, però, si vedrà a fine agosto. Gli uffici della Concorrenza chiudono per ferie.

A Siena si mastica amaro per l’uscita choc del commissario sul «Financial Times» e si rifanno i conti. Ci sono solo quattro settimane per trovare una soluzione. Risposte e chiarimenti andranno dati prima di tutto a Saccomanni, destinatario dei tanti punti di domanda di Almunia e mediatore in una vicenda che rischia di diventare un caso in Europa. Brucia il confronto con le vicende della tedesca Commerzbank e la spagnola Bankia. A Bruxelles l’apprensione maggiore sembra essere quella dell’esposizione del Monte in titoli di Stato, in Italia si teme per le conseguenze sull’occupazione in una comunità già messa a dura prova. E se per Almunia è «gonfiata» la stima di 5.000 nuovi esuberi, a Siena è ritenuta più che credibile, anche dai sindacati. I primi a reagire alla lettera da Bruxelles.

Dove altro potrebbero trovare una compensazione, se non nei tagli di personale, i minori interessi sui bond governativi per 320 milioni? Alla fine potrebbero essere circa un terzo, 10-11 mila, su un totale di 31 mila, i dipendenti in uscita dalla banca che deve garantire «stabilità». Ce lo chiede l’Europa, si tornerà a dire.

C’è poi la questione delle retribuzioni: in una banca in regime di aiuti pubblici, ha ricordato Almunia, i manager non possono guadagnare oltre 15 volte la media degli stipendi nazionali. È possibile che, nei chiarimenti qualcuno ricordi che il vertice della banca, oggi guidata dal bocconiano Fabrizio Viola, è stato completamente rinnovato e che si rischia il paradosso di ex amministratori accusati di mala gestione e usciti dalla banca certo più ricchi, e nuovi dirigenti incaricati del salvataggio con le retribuzioni calmierate. Il presidente Alessandro Profumo ha rinunciato al compenso per il triennio.

Resta il fatto che il piano Viola-Profumo, che il ticket ha sempre definito «assai determinato» e anche per questo non condiviso da tutte le sigle sindacali, offre margini di manovra ridotti. A meno di cambiare in modo radicale il volto alla terza banca italiana. Nei margini stretti sono al lavoro i tecnici del ministero per cercare di trovare la quadra e tenere bassa la pressione. Con l’Europa c’è collaborazione e «dialogo» e da Almunia non sono arrivati diktat ma una richiesta di chiarimenti. Tra le risposte più puntuali che Bruxelles si aspetta c’è il tema dei prestiti Bce.

MPS, nel piano, ha assicurato il rimborso del finanziamento ma, almeno stando alle parole di Almunia,non ha offerto sufficienti rassicurazioni sul dopo Ltro. Sul fronte giudiziario, le indagini sull’acquisizione di Antonveneta sono state concluse. Questa mattina partiranno le notifiche. Nel registro degli indagati erano state iscritte 8 persone, oltre all’ex presidente Giuseppe Mussari (concorso per falso in prospetto e concorso in manipolazione del mercato) e l’ex direttore generale Antonio Vigni (concorso in falso prospetto e ostacolo all’ Autorità di vigilanza), Daniele Pirondini, Raffaele Giovanni Rizzi, Marco Morelli, Tommaso Di Tanno, Leonardo Pizzichi e Pietro Fabretti.

Ha promesso infine «totale discontinuità» per la Fondazione Mps il sindaco Bruno Valentini che dopo l’invito ad assumere la presidenza declinato da Romano Prodi ha assicurato che le candidature arriveranno in tempo per la scadenza del 3 agosto.

Paola Pica 

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