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Procura chiude inchiesta acquisizione Antonveneta
Articolo del 29 luglio 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da lanazione - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


Siena, 29 luglio 2013 - Tra domani, martedì 30 luglio, e mercoledì, la Procura di Siena chiuderà l'inchiesta sull'acquisizione della banca Antonveneta da parte di Mps. Il bilancio dell'inchiesta ha visto una decina di indagati, tra persone fisiche e giuridiche, quaranta faldoni e un totale di 25mila pagine.

Secondo quanto si apprende, da fonti giudiziarie, si tratterebbe di oltre 20 mila pagine (a cui vanno aggiunti i supporti informatici): gli atti di conclusione dell'indagine saranno poi notificati ai soggetti indagati. Negli stessi giorni verrà chiusa e archiviata, sempre secondo da quanto reso noto, l'inchiesta sul suicidio di David Rossi.

L'inchiesta su Antonveneta era stata avviata nell'ottobre 2011 dai pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, ma esplose solo il 9 maggio 2012, con l'arrivo di oltre 100 finanzieri, che si presentarono nella sede della BMps e negli uffici e nelle abitazioni degli ex vertici del Monte. Poi, nel gennaio scorso, dopo la pubblicazione di nuovi documenti da parte della stampa, le indagini subirono un'accelerazione e i magistrati senesi aprirono altri filoni.

Nel registro degli indagati per l'inchiesta principale sulle fonti di finanziamento per l'aumento di capitale per l'acquisizione di Antonveneta, a partire dal Fresh, ci sono finiti: l'ex presidente Giuseppe Mussari (concorso per falso in prospetto e concorso in manipolazione del mercato), l'ex dg Antonio Vigni (concorso in falso prospetto e ostacolo all'autorita' di vigilanza), Daniele Pirondini (concorso in falso in prospetto e in manipolazione di Mercato), Raffaele Giovanni Rizzi (concorso in flaso in prospetto), Marco Morelli (concorso in ostacolo alla vigilanza), Tommaso Di Tanno, Leonardo Pizzichi e Pietro Fabretti (gli ultimi tre ex componenti del collegio sindacale, tutti indagati in concorso per ostacolo all'autorita' di vigilanza). Risultava indagata anche Banca Mps in base alla legge 231 sulla responsabilità delle imprese.


Siena, 29 lug - L'inchiesta che la Procura di Siena sta per chiudere sull'acquisizione di Antonveneta da parte di Mps segna l'ultimo (per ora) capitolo sull'ultimo grande 'deal' bancario italiano prima della crisi, ma anche su uno dei piu' contrastati e (a posteriori) criticati. Nella ricostruzione fatta dal Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, le trattative tra Monte dei Paschi di Siena e Santander per Antonveneta iniziarono prima ancora che la banca spagnola avesse definito l'acquisto dello stesso istituto con l'Opa su Abn Amro.

I primi contatti, afferma la Finanza in una informativa del marzo 2012, avvennero tramite l'advisor Rothschild nell'agosto 2007 quando ''era ancora in corso il take over del consorzio estero costituito per l'acquisto di Abn Amro'' e Rothschild ''era impegnata nella difesa della banca olandese dall'Opa ostile del Santader''. Personale della Rothschild ad agosto, si legge, incontro' il presidente del Santander Emilio Botin (sentito dai Pm senesi come persona informata sui fatti nel giugno scorso) ''in quanto lo stesso sembrava non fosse interessato a mantenere le suddette attivita' italiane''. Ad Alessandro Daffina di Rotschild Botin ''conferi' un mandato esplorativo per verificare l'esistenza di eventuali soggetti bancari interessati a rilevare il Gruppo Antonveneta'', con o senza la partecipata Interbanca''.

E per il Santander ''era importante vendere nel breve periodo senza dover necessariamente attendere il materiale passaggio della banca italiana da Abn Amro a Santander''. Il tutto individuando un acquirente che ''avrebbe dovuto inoltre accettare la condizione, 'non negoziabile' di rilevare Antonveneta senza alcuna 'due diligence' preventiva''. Rothschild, secondo le Fiamme Gialle, contatto', 5 banche: Monte dei Paschi di Siena, Unicredit (allora guidata da Alessandro Profumo); Ubi Banca; Credit Agricole, Bnp Paribas. ''Ad esclusione di Unicredit - scrive la Finanza - tutte si dichiararono fortemente interessate all'acquisizione''.

Nel mese di ottobre 2007, e' la ricostruzione, Bnp Paribas ''presento' un'offerta di circa 7 mld di euro, Interbanca esclusa'', mentre Mussari e Vigni ''presentarono verbalmente una proposta di circa 8 miliardi di euro''. Il numero uno di Santander Botin ''aveva sempre maifestato nel corso delle trattative una preferenza'' per Bnp Paribas, ritenuta ''piu' affidabile in ordine alla celerita' nella chiusura dell'operazione e alla relativa sostenibilita' finanziaria''. Il 6 novembre 2007 le offerte sul tavolo erano due: quella di Bmps di 8,250 mld e quella di Bnp Paribas che si componeva di ''un parametro fisso da pagare alla conclusione dell'offerta di circa 7 mld di euro e di uno variabile, pari a un miliardo di euro circa, agganciato ai risultati economici 2008 di Antonveneta''.

Nell'incontro conclusivo con Rothschild del 7 novembre Botin ''riferi' di essersi accordato con Mussari, il quale aveva accettato tutte le condizioni in ordine al corrispettivo richiesto - elevato a 9 miliardi - e all'impossibilita' di effettuare una due diligence preventiva''.

In realta', alla fine, per la Finanza il prezzo pagato fu molto superiore: ''L'operazione Antonveneta ha comportato per Banca Mps, da un punto di vista finanziario, un esborso complessivo di circa 19 miliardi di euro, di cui 9 per l'acquisto e altri 10 circa per il rimborso delle esposizioni intragruppo di Antonveneta con Abn Amro'', scrive il valutario. In particolare la bozza dell'implementation agreement presentata alla Banca d'Italia, si legge nell'informativa, prevede che ''Bmps debba versare ad Antonveneta la liquidita' necessaria affinche' la stessa possa rimborsare ad Abn Amro il debito infragruppo costituito da finanziamenti a lungo termine per 7,5 miliardi di euro e linee di credito a vista per 1,97 miliardi di euro (alla data dell'8 febbrario 2008).

La provvista necessaria al rimborso infragruppo sarebbe stata garantita attraverso l'utilizzo della linea di credito concessa a Bmps dallo stesso Banco Santander per 4 miliardi di euro e per la restante parte mediante operazioni di tesoreria''.

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