Cerca
Dal
Al
Home Page - Notizie - Dettaglio articolo
L'inchiesta dei Pm stringe il cerchio su JP Morgan
Articolo del 13 luglio 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da ilsole24ore - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente. 


Sara Monaci


MILANO
L'inchiesta su Mps si allarga alle banche straniere. Nel mirino della procura di Siena c'è ora Jp Morgan, che, all'interno del filone d'indagine relativo all'acquisizione di Antonveneta, ha a che fare con la messa a punto del miliardo di titoli Fresh, lo strumento ibrido che, secondo gli inquirenti e Bankitalia, sarebbe stato conteggiato attraverso dei raggiri come aumento di capitale, pur trattandosi in parte di un debito. Secondo le autorità di vigilanza mancherebbero infatti all'appello 76 milioni di patrimonio.

 

Se i reali ratios patrimoniali fossero emersi, per il Monte dei Paschi nel 2008 non sarebbe stato possibile acquistare Antonveneta per 9,3 miliardi (più circa 8 miliardi di debiti da liquidare rapidamente con esborso di cassa). Alla ricerca di materiale su questo dossier due giorni fa il pm Aldo Natalini è andato a Londra con una rogatoria internazionale. Poi è prevista un'altra rogatoria internazionale, molto probabilmente alle isole Cayman.

 

A Londra il procuratore senese ha ascoltato i vertici di Jp Morgan, a cui sono stati chiesti chiarimenti sull'operazione Fresh. La ricostruzione. Quando nel 2007 Mps decise di acquistare dal Santander Antonveneta, ebbe bisogno di realizzare un aumento di capitale per 6 miliardi, di cui un miliardo recuperato attraverso l'operazione Fresh, cioè l'emissione di obbligazioni convertibili in azioni. Dietro a questo prodotto si ravvisano i primi reati, secondo la procura di Siena: ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto, manipolazione del mercato, di cui sono stati accusati gli ex vertici della banca senese. 


A collocare il Fresh è stata proprio Jp Morgan, che ha poi predisposto un complesso schema finanziario: ha ceduto i titoli a BoNY, la quale poi ha chiesto una "indemnity side letter" a tutela (nascosta) di alcuni sottoscrittori che volevano avere certezza di rendimenti nonostante fossero ancorati all'esistenza dei dividendi. Poi Jp Morgan ha mantenuto la nuda proprietà del titolo, vendendo l'usufrutto a Mps per una cifra di 86 milioni all'anno. Questa "indemnity side letter" e questo contratto di usufrutto sono nel mirino della procura.

 

Nei prossimi giorni Natalini andrà anche alle isole Cayman, probabilmente per approfondire il secondo filone d'inchiesta, quello relativo ai derivati e alle commissioni illecite intascate dai manager infedeli, la cosiddetta "banda del 5%". In questo paradiso fiscale il pm si dovrebbe quindi occupare di rintracciare qualche società attraverso cui i professionisti avrebbero triangolato e poi nascosto le "creste" sui prodotti finanziari complessi. I più noti sono quelli sottoscritti con Nomura e Deutsche Bank, "Alexandria" e "Santorini". Secondo la procura, anche in questo secondo dossier d'inchiesta, le banche straniere hanno giocato un ruolo di primo piano. Secondo gli inquirenti la banca giapponese avrebbe commesso i reati di usura e truffa, perché approfittando della situazione finanziaria di difficoltà in cui si trovava Mps dopo l'acquisto di Antonveneta, ha venduto un prodotto rischioso per la banca senese ma molto conveniente per le proprie casse.

 

Si parla alla fine di oltre 700 milioni di perdite per Mps collegate a "Alexandria". La procura aveva per questo chiesto il sequestro di 1,8 miliardi ai danni di Nomura, finalizzato al recupero dei costi occulti e di marginazione. Il gip ha però bloccato il provvedimento e a giorni è atteso l'esito del tribunale del Riesame, a cui i pm si sono appellati. Su Deutsche Bank le ipotesi potrebbero essere simili, ma ancora il capitolo deve essere approfondito. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag articolo
#BAV #Antonveneta #scandalo #derivati
Condividi articolo