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Dal PD piano alternativo per MPS
Articolo del 10 luglio 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da MF-MILANO FINANZA di mercoledì 10 luglio 2013  - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


di Luca Gualtieri

L'eliminazione del tetto al diritto di voto al 4% per i soci diversi dalla Fondazione sarà una tappa decisiva per il rilancio del Monte dei Paschi. La modifica statutaria, che sarà sottoposta al voto dell'assemblea il prossimo 18 luglio, renderà di fatto pienamente contendibile la banca senese, rendendo molto più semplice l'identificazione del socio di cui i vertici sono da tempo in cerca.

Il progetto è pienamente appoggiato dalle autorità competenti, a partire dalla Banca d'Italia e dal Tesoro, senza dimenticare il sostanziale avallo della Commissione Europea, che proprio in questi giorni sta esaminando il nuovo piano industriale di Mps. Eppure il passaggio non può ancora dirsi cosa fatta.

Da tempo la comunità locale mastica amaro per una scelta che rischia di privarla della principale istituzione cittadina. La protesta non stupisce, ma c'è dell'altro. Nelle ultime settimane il nuovo sindaco Bruno Valentini e altri esponenti del Partito democratico locale hanno iniziato a tessere una fitta rete di relazioni e di alleanze che potrebbe tradursi in un vera e propria strategia alternativa a quella elaborata dalla banca.

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, al consiglio comunale di venerdì sarà presentata una mozione di maggioranza riguardante proprio l'eliminazione del tetto al 4%.

In estrema sintesi il documento (che potrebbe contenere anche un appello al governo) dovrebbe chiedere alla banca di rimandare la modifica statutaria per far sì che la decisione venga sottoposta al vaglio dei nuovi organi della Fondazione. Gli attuali vertici scadranno infatti all'inizio di agosto e, secondo i relatori della mozione, sarebbe sconsigliabile che si esprimessero su una materia di tale importanza. La richiesta di una proroga sarà insomma messa ufficialmente nero su bianco. Ma c'è di più.

Secondo quanto risulta, il vero obiettivo del Pd senese e di alcuni settori del Pd nazionale sarebbe evitare un indebolimento della Fondazione che, una volta rinnovati i vertici, potrebbe così giocare un ruolo di primo piano nell'identificazione dei nuovi soci del Monte. Un piano ambizioso, soprattutto dopo lo scandalo divampato nei mesi scorsi, ma non certo impraticabile.

Anziché diluirsi in aumento di capitale a favore di un nuovo socio di maggioranza relativa, Palazzo Sansedoni potrebbe infatti vendere pacchetti della propria partecipazione (oggi di poco inferiore al 34%) a una pluralità di investitori. In questo modo, con una quota ridotta al 10% ma senza un azionista forte nel capitale, la Fondazione potrebbe restare socio di riferimento della banca e Siena non perderebbe la presa sul suo Monte. Specie se i nuovi investitori fossero legati da un patto di sindacato che smussasse le divergenze ed evitasse contrapposizioni frontali sulle strategie da prendere.

Sul suggestivo progetto pendono ovviamente molte incognite, a partire dal verdetto che arriverà dalla Commissione Europea. Senza considerare il ridimensionamento in termini di potere e di peso economico subito nell'ultimo anno dalla Fondazione Mps, che è gravata ancora da un debito di 350 milioni.

Eppure qualcuno fa notare che in un capitalismo di relazione come quello italiano, ancora caratterizzato dal collateralismo con la politica, il piano appare teoricamente plausibile.

Tanto più che contatti informali con alcuni potenziali investitori sarebbero già in corso, «sia con banche che con privati», come spiega una fonte qualificata precisando poi che «l'obiettivo è quello di individuare i nuovi soci entro i prossimi mesi, comunque per la fine dell'anno». Per il momento comunque non risulta che sia stato coinvolto alcun advisor.

Se queste sono le linee generali del piano, sarà interessante capire due aspetti: la reazione della banca alla mozione del consiglio comunale e le mosse della Fondazione. Se infatti, come probabile, Profumo decidesse di ignorare la richiesta di proroga e tirare dritto sulle modifiche statutarie, la palla passerebbe agli attuali vertici di Palazzo Sansedoni. Sarà in grado il presidente Gabriello Mancini di evitare spaccature in assemblea? Oppure si arriverà a una rottura senza precedenti tra la banca e il suo azionista di maggioranza relativa? E quali saranno le conseguenze a livello nazionale ed europeo? Quesiti decisivi sui quali si avrà risposta solo nei prossimi giorni. (riproduzione riservata)

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