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UE, pronta l'autorità per liquidare le banche
Articolo del 10 luglio 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da IL SOLE 24 ORE di mercoledì 10 luglio 2013 - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente. 


BRUXELLES. Dal nostro corrispondente - La Commissione presenterà ufficialmente oggi l'atteso progetto legislativo che ha come obiettivo la creazione di una autorità unica europea responsabile della ristrutturazione o del fallimento di una banca in crisi. Pur messa a punto tenendo conto delle diverse posizioni nazionali, la proposta rischia di creare malumore in alcuni paesi, per esempio in Germania. Ieri ancora il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha sottolineato la necessità di trovare formule rispettose dei Trattati.

Il progetto legislativo, un pilastro dell'unione bancaria, si basa su un meccanismo unico di risoluzione delle banche. La Commissione propone la nascita di un consiglio che raggrupperebbe i rappresentanti dell'esecutivo comunitario, della Banca centrale europea e delle autorità nazionali della banca in crisi. Questo organismo istruirebbe la pratica; la decisione finale verrebbe presa dalla Commissione. Nei fatti la ristrutturazione o la chiusura della banca sarebbero gestite a livello nazionale.

Associato al consiglio di risoluzione sarebbe un fondo di risoluzione, indispensabile per finanziare l'eventuale ristrutturazione dell'istituto. Il fondo verrebbe finanziato principalmente da denaro privato, ma anche dai fondi pubblici nazionali attualmente esistenti. L'obiettivo della proposta legislativa è di completare gradualmente l'unione bancaria, associando un solo meccanismo di fallimento creditizio alla vigilanza unica in mano alla Bce dal 2014 in poi.

«Sono stato molto attento a un aspetto - ha detto ieri Michel Barnier, il commissario al mercato interno, parlando a cinque giornalisti europei -, vale a dire alla sovranità di bilancio. Il testo prevede esplicitamente che il consiglio di risoluzione non può in alcun modo impegnare le finanze pubbliche di un Paese senza il suo accordo. Ricordo che comunque stiamo parlando di situazioni eccezionali poiché le nostre regole hanno come obiettivo evitare la partecipazione dei contribuenti».

Il tentativo di Barnier è di schivare una controversia con la Germania. Ieri ancora Schäuble ha avvertito che un'autorità centralizzata rischia di violare i Trattati europei. Ha chiesto quindi una centralizzazione «limitata» in questo campo. Il timore tedesco è di assistere attraverso il fallimento di una banca a forme di mutualizzazione dei debiti, vietate dai Trattati. Barnier ha spiegato ieri che la proposta si basa sull'articolo 114, una norma che prevede l'impegno comunitario alla stabilità del mercato interno.

La presentazione della proposta giunge dopo che in giugno i ministri delle Finanze hanno trovato un accordo sulle regole comuni da utilizzare in caso di ristrutturazione o fallimento bancario. I governi hanno deciso di spostare l'onere di un salvataggio dagli Stati e dai contribuenti agli azionisti e agli investitori. Da quando è scoppiata la crisi finanziaria, gli Stati hanno speso 1.800 miliardi di euro per salvare il sistema bancario.

A Berlino rischia di non piacere neppure che la scelta finale venga presa dalla Commissione, un organismo tendenzialmente tecnico. In Germania, la decisione di salvare o chiudere un istituto è presa dal BaFin, ossia dal governo. In generale, il pacchetto legislativo è un compromesso tra la visione federale e la visione confederale. I più federalisti rischiano di essere delusi dall'assenza di un processo decisionale europeo, se è vero che il Paese ha potere di veto nel caso dell'uso di fondi pubblici. B.R.

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