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MPS: Versione di Botin sulla cessione Antonveneta
Articolo del 4 luglio 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da ilsole24ore e corriere della sera - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


IL SOLE 24 ORE giovedì 4 luglio 2013

Mps, la versione di Botin sulla cessione Antonveneta - Sul tavolo il prezzo e la mancata due diligence sull'istituto I SOCI La Fondazione ha ceduto a giugno un altro 0,2% ed è scesa al 33,5% Quello che resta è vincolato ai debiti contratti dall'ente

Marco Ferrando - Sara Monaci

L'inchiesta su Mps si è spostata a Madrid. Ieri il pm senese Antonio Nastasi, titolare dell'inchiesta sul Monte, e i vertici del Nucleo valutario della Gdf, hanno ascoltato Emilio Botin, numero uno del Santander, la banca da cui il Monte acquisì nel 2008 Antonveneta, per 9,3 miliardi, a cui vennero aggiunti 8 miliardi di debiti da estinguere in tempi rapidi. Un esborso enorme di liquidità, realizzato peraltro senza una due diligence, su cui gli inquirenti vogliono vederci più chiaro.

Oltre a Botin, ieri è stato sentito anche il vicepresidente del Santander Jose Antonio Soler. I due manager non risultano indagati, e sono stati ascoltati come persone informate dei fatti. Il loro punto di vista è particolarmente significativo per la procura di Siena. Oggi saranno interrogati altri due uomini chiave del Santander, tra cui il responsabile dell'area Finanza.

I colloqui ieri sono durati due ore ciascuno, e gli inquirenti sottolineano che si è trattato di uno scambio collaborativo. I punti sotto la lente sono soprattutto tre. Prima di tutto la questione della mancata due diligence. Dopo la scalata su Abn Ambro, Santander (insieme a Fortis e a Bank of Scotland) decise di vendere gli asset della banca olandese, tra cui appunto Antonveneta, per oltre 8 miliardi. Il prezzo, per quanto alto, viene ritenuto dagli inquirenti coerente con il valore delle scalate di quegli anni. Il punto è perché Mps acquistò una banca senza avere esatta consapevolezza di crediti e debiti. Infatti, appena chiuso il contratto, l'istituto senese si ritrovò a liquidare subito 8 miliardi di debiti, senza attendere il ritorno dei corrispettivi crediti dal mercato.

Secondo punto da chiarire. Per saldare tali debiti, fu proprio il Santander a prestare 5 miliardi a Mps. Era già stabilito? O fu deciso solo in un secondo tempo, di fronte alle difficoltà di cassa di Mps? Terza questione: inizialmente il Santander stava per chiudere la vendita di Antonveneta per 8 miliardi a Bnp-Paribas. Poi, dopo un breve spazio temporale (nella ricostruzione della Gdf si parla di una sola notte), l'accordo venne firmato da Mps, per un miliardo in più. Mps non aveva nemmeno un advisor, e l'operazione fu tutta supportata da quello ingaggiato dal Santander, Rothschild.

Intanto a Siena è stata fissata la data del Riesame sul sequestro da 1,8 miliardi di Nomura, il cui ex ad europeo, Sadeq Sayeed, è stato accusato di usura e truffa aggravata nei confronti di Mps, relativamente al derivato Alexandria rinegoziato nel 2009. I procuratori avevano chiesto la misura, poi è stata bloccata dal gip. I pm hanno fatto quindi ricorso al tribunale del Riesame, che si esprimerà l'8 luglio. Poi entro il 30 luglio verrà chiuso il fascicolo Antonveneta.

Sempre ieri, la Fondazione ha comunicato di aver ulteriormente limato la propria quota dentro all'istituto: nel mese di giugno sono stati ceduti 20 milioni titoli, circa lo 0,17% del capitale; con quest'ultimo ritocco, ora il primo azionista è sceso sceso al 33,5%, il massimo consentito per non toccare la quota posta a garanzia dei debiti contratti in passato. Nei prossimi giorni, probabilmente all'inizio della settimana prossima, si dovrebbe riunire la deputazione amministratrice per decidere quale posizione tenere nell'assemblea del 18 luglio, quando si deciderà sulla modifica dello statuto della banca con abolizione del tetto di voto al 4% per tutti isoci.

 

CORRIERE DELLA SERA giovedì 4 luglio 2013

Botin tre ore davanti ai pm per l’inchiesta Montepaschi E la Fondazione fa cassa con l’ultimo 0,17% «libero»

È durato tre ore l’interrogatorio a Madrid, come persona informata sui fatti, del presidente del Santander, Emilio Botin, da parte del pm senese Antonino Nastasi che indaga su Mps-Antonveneta. Insieme con gli uomini del nucleo valutario della Guardia di Finanza guidati dal generale Giuseppe Bottillo, Nastasi ha ascoltato anche il top manager Antonio Sorel. La missione a Madrid continua oggi con altri interrogatori di funzionari del Santander. Da Botin gli inquirenti hanno voluto conoscere diversi aspetti della trattativa che nel novembre 2007 portò Mps a versare 9 miliardi in contanti per la banca padovana, sui quali sono già stati sentiti gli ex vertici di Mps, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni (indagati). Fra i temi dell’audizione, il finanziamento concesso dallo stesso Santander a Mps per subentrare nelle linee di credito di Abn ad Antonveneta e sulle modalità di pagamento dei questi prestiti (compreso il passaggio di 2 miliardi presso la Abbey Bank di Londra) e sui motivi del rilancio da 1 miliardo dell’ex presidente Giuseppe Mussari. Intanto a Siena la Fondazione Mps ha ceduto gli ultimi 20 milioni di azioni Mps (lo 0,17% del capitale) liberi da vincoli, per esigenze di liquidità, a un prezzo medio di 0,2593 euro, pari a 5 milioni. Adesso di Mps l’ente di Palazzo Sansedoni ha il 33,5%. F. Mas.

 

IL SOLE 24 ORE giovedì 4 luglio 2013

Mps, si alza il velo su Antonveneta - Sotto la lente dei pm il rincaro del prezzo, l'assenza di due diligence, l'offerta di Bnp e la partita di giro di Interbanca. Intanto la Fondazione vende tutte le azioni del Monte libere da pegno

L'inchiesta della Procura di Siena sul Monte dei Paschi arriva a uno snodo decisivo. Ieri infatti era previsto l'interrogatorio a Madrid di Emilio Botin, presidente del Santander.

Botin rappresenta un teste chiave per l'inchiesta e potrebbe fornire agli inquirenti informazioni preziose sull'acquisizione di Antonveneta. Operazione che, finora, è rimasta quasi ai margini dell'inchiesta senese, concentrata per lo più sulle fonti di finanziamento del deal e sulle spregiudicate iniziative della Banda del cinque per cento di Gianluca Baldassarri. Soprattutto perché a gennaio Botin aveva declinato l'invito a presentarsi a Siena e, solo nei giorni scorsi, avrebbe dato la sua disponibilità per un interrogatorio su rogatoria a Madrid.

Eppure proprio dalla ricostruzione dell'acquisto di Antonveneta potrebbero arrivare alcune delle rivelazioni più interessanti dell'indagine. La questione centrale è ovviamente rappresentata dal prezzo versato per il controllo della banca padovana, che lievitò dai 6,6 miliardi pagati dal Santander ad Abn Amro ai 9 miliardi (più gli oneri) messi sul piatto in contanti da Mps.

Un rincaro davvero esorbitante che ha da sempre alimentato sospetti e dietrologie, a partire dalle speculazioni su una tangente miliardaria più volte escluse dai pm. Altro argomento sul tavolo è la decisione di non condurre alcuna due diligence che, secondo alcune testimonianze, sarebbe stata imposta proprio da Botin contro il parere di alcuni consulenti e dello stesso Giuseppe Mussari. Infine i magistrati potrebbero tentare di far luce sulle altre offerte pervenute al Santader e poi scartate, tra cui quella da circa 7 miliardi formulata da Bnp Paribas. Senza considerare l'opportunità di far luce sulla complessa partita di giro di Interbanca e sul versamento degli 894 milioni da Abn a Mps, mai ufficialmente documentato.

Nel frattempo la prossima settimana potrebbe sbloccarsi anche la vicenda del sequestro d'urgenza di 1,8 miliardi di banca Nomura, che il gip Ugo Bellini non aveva convalidato. Il Tribunale del Riesame, infatti, esaminerà l'appello presentato dai pm convinti che nel contratto con Mps per la ristrutturazione del derivato Alexandria ci siano stati i presupposti per il reato di usura e truffa. Tesi che il gip aveva respinto, così come non aveva convalidato neppure il sequestro di 14,5 milioni complessivi a Mussari, all'ex dg Antonio Vigni e all'ex capo area finanza Gianluca Baldassarri.

L'inchiesta procede insomma a ritmo spedito, specie se si considera che giovedì 26 settembre inizierà il processo in rito immediato a carico dell'ex presidente Giuseppe Mussari, dell'ex direttore generale Antonio Vigni e dell'ex responsabile dell'area finanza del Monte Gianluca Baldassarri. Il procedimento verrà dunque smembrato in diversi tronconi: oltre a quello per ostacolo all'attività di vigilanza che arriverà a processo a settembre, ci sono infatti quello relativo all'attività della banda del cinque per cento e quello sui derivati Alexandria e Santorini per i quali si prospettano tempi più lunghi.

Ieri nel frattempo la Fondazione Mps ha reso noto di aver ceduto sul mercato nel corso del mese di giugno 20 milioni di azioni della banca, pari allo 0,17% del capitale. Le operazioni sono avvenute a un prezzo netto medio di 0,2593 per azione. A questo punto Palazzo Sansedoni ha completato la cessione delle azioni Mps libere da vincoli. Queste vendite, spiega una nota, «sono state finalizzate esclusivamente alla costituzione di un adeguato livello di liquidità, in modo da salvaguardare l'equilibrio finanziario dell'ente». (riproduzione riservata)

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