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MPS tra Poste e Cdp, una rivoluzione gattopardesca
Articolo del 27 maggio 2013

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da repubblica.it - che ringraziamo - esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di questo sito, che rimane autonoma ed indipendente.


di Andrea Greco

Una sola cosa è certa: tra un anno l’azionariato del Monte dei Paschi muterà dalla leadership della fondazione (ora al 33%) a un terzetto di soci pesanti tra il 10 e il 15% ognuno: l’ente (storico padrone), il Tesoro e i sottoscrittori dell’aumento da un miliardo riservato. La mutazione sarà drammatica, forse per questo qualcuno - sembra stimolato da voci senesi - avrebbe abbozzato un dossier che coinvolge Banco Posta e Cassa Depositi.

Il primo, manus bancaria delle Poste e sua fonte di utili, in cerca di un futuro realmente creditizio (e privato). La seconda, braccio armato del Tesoro, per versare un cip azionario nel Monte, magari tramite il Fondo strategico.

Un modo, forse, per cambiare molto perché poco cambi, con le leve ultime in mano alla politica (di Roma ormai, perché Siena ha già perso la sua battaglia). Il dossier, svelato dall’Espresso e che ha trovato i dinieghi di rito, si scontra con la freddezza di Cdp, che risulta estranea.

E con le regole del suo Fondo strategico, che non può investire in aziende in rosso (ed entrando in una banca riproporrebbe il conflitto d’interesse per cui Bankitalia ha scambiato con Cdp la quota in Generali per un 20% del Fondo). Non sarebbe la prima volta che un governo intruglia banche e poste: Austria e Germania lo sanno. Molto dipenderà dalla forza del governo, e dalla capacità di Mps di restare azienda di mercato.

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