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Truffe
Articolo del 14 maggio 2013
di Gianluca Paolucci
Pubblicato il 14 maggio 2013| Ora 13:58
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TORINO (WSI) - Compravendite di titoli a prezzi gonfiati, con l'interposizione di una società finanziaria che gira parte delle commissioni ai trader e funzionari infedeli che le hanno ordinate. Che a loro volta incassano in conti cifrati in paradisi fiscali o addirittura cash, ai tavolini di un bar sul lungolago di Lugano. Moltiplicatelo per migliaia di operazioni e otterrete un quadro, ancora parziale, di una serie di vicende sulle quali stanno indagando la magistratura svizzera e le procure di mezza Italia. Anche in questo caso è indagato almeno un operatore di Mps. Ma tra le parti lese figurano anche istituti come Citigroup, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Ubs, la National bank of Kazakhstan. E, tra le italiane, Banca Imi, Bnl e Veneto Banca, come «erede» della Popolare Intra. Lo scenario è quello emerso con l'inchiesta della procura di Siena su Montepaschi e il caso della svizzera Lutifin, con le attività della "Banda del 5%". Ma l'attitudine alla cresta è stato - e forse è ancora - un malcostume diffuso nell'ambiente finanziario. Dei frammenti di questa storia, relativi a singoli episodi, erano già noti. Il quadro d'insieme no. Sulla base di documenti ufficiali della giustizia elvetica, La Stampa ha ricostruito un sistema di creste attivo almeno dal 1995, che coinvolge come parti lese una lunga serie di istituti bancari italiani e internazionali e vede indagati trader, funzionari, intermediari e manager che negli anni hanno alimentato questo sistema.

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