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Siena politica in trincea sul 4%
Articolo del 4 maggio 2013

* Profumo e Viola chiedono eliminazione tetto a diritti voto soci privati

* Elezioni comunali e rinnovo vertici Fondazione mentre banca cerca risanamento

* Quando il Tesoro diventerà azionista non avrà comunque limitazioni al voto

di Stefano Bernabei

ROMA, 3 maggio (Reuters) - La richiesta del management di Mps di abolire il limite statutario del 4% ai diritti di voto dei soci diversi dalla Fondazione, ritenuta essenziale per sperare di evitare la nazionalizzazione della banca, sta infiammando la campagna elettorale per il nuovo sindaco di Siena.

Eugenio Neri, cardiochirurgo sostenuto da parte del Pdl (che da sempre è all'opposizione a Siena) e con l'appoggio di qualche ex Pci e della influente famiglia Monaci, ha tuonato: "Se la scelta deve essere tra il mantenimento del vincolo del 4% e la presenza di Profumo ai vertici di Banca Mps, non ho dubbi: il presidente si può anche accomodare fuori da Rocca Salimbeni".

Un volantino con queste parole è stato distribuito per le strade di Siena.

Con sfumature diverse e pure su fronti politici opposti sono in molti a pensarla così, anche se pochi lo dicono.

Una c'è, a sinistra del PD. E' Laura Vigni candidata sindaco della Sinistra per Siena. Scrive una lettera aperta a Profumo e sul punto dice: "Come 'dipendente' Lei non può avanzare richieste alla proprietà, deve solamente svolgere al meglio il lavoro di Sua competenza. Non è Suo compito neppure il richiedere, come ha fatto di recente, la modifica dello Statuto della Banca per rimuovere il limite del 4%".

Sfumato da ex democristiano è invece l'attuale e uscente presidente della Fondazione, Gabriello Mancini, espressione dell'ala centrista del PD locale. Ha bollato come "opinioni personali", ma nulla di più, quelle con cui l'AD Fabrizio Viola, come il presidente Alessandro Profumo, aveva anche lui chiesto in una intervista l'abolizione di quel limite.

Mancini, ma soprattutto la Deputazione della Fondazione, non hanno però ancora detto chiaramente se intendono votare a favore dell'abolizione in una prossima assemblea che certamente sarà convocata su richiesta del management.

Il problema per gli attuali vertici della Fondazione è che sono in scadenza ad agosto e che il loro azionista di riferimento, il sindaco, non c'è più. Siena ha il Comune commissariato dopo che il precedente primo cittadino Franco Ceccuzzi del PD, anima Ds, era stato impallinato e costretto alle dimissioni per il mancato appoggio sul bilancio di una parte ex Margherita del suo partito, ora con Neri sulle barricate contro l'abolizione del 4%.

Dopo laceranti primarie, il Pd assieme a Sel punta su Bruno Valentini candidato sindaco renziano che resta il nome più accreditato di vittoria, ballottaggio permettendo: sul tema del 4% non risulta però una posizione ufficiale e l'unica cosa che trapela da Siena è che "per realismo probabilmente si accetterà di eliminare il vincolo".

Tra le molte liste civiche, quella di Alessandro Corsini non sembra alzare barricate contro il 4%, mentre dalla stessa parte di Neri, ma concorrenti nelle elezioni, ci sono quelli di Pietraserena di Enrico Tucci, destra-liberal.

 

NON MI FIDO DI PROFUMO

Poi, contro tutti, c'è Beppe Grillo e il suo Movimento: per loro la banca Mps va nazionalizzata e basta. A Siena puntano su Marcello Pinassi.

"Con i grillini c'è anche Mauro Aurigi - dipendente del Monte dal 1957 al 1999 - che era addirittura contro la trasformazione in spa del Monte", dice appunto un senese che contesta la caduta del vincolo del 4%.

"Non mi fido di Profumo, una volta tolto il vincolo vuole far entrare un fondo arabo o russo che si prende a questi prezzi il 35-40% e la Fondazione si trova definitivamente fuori gioco. Abbiamo già trovato la famiglia Aleotti che ha preso il 4%, perché non tentare questa strada?", dice Gabriele Corradi, ex candidato sindaco alle precedenti comunali per una lista civica.

A complicare la questione, è in corso una revisione dello Statuto della Fondazione che mira a ridurre il peso di Comune e Provincia oggi preponderanti nella sua governance.

La Fondazione Mps, un tempo dominus economico della città con oltre 2 miliardi di euro erogati in dieci anni, ha chiuso per il secondo anno in perdita, è ancora piena di debiti e ha una quota residua del Monte del 34,17% che dovrà ancora essere erosa per finanziare il territorio e rimborsare i creditori.

Profumo l'ha detto chiaro in assemblea. Se non passa l'eliminazione del vincolo, - Mps più aperta al mercato darebbe slancio al titolo - per la stessa Fondazione sarebbe arduo sopravvivere con le sue azioni Mps in pegno ai creditori così deprezzate (valgono un quarto del patrimonio netto tangibile).

Eppure ancora una volta la politica con orizzonti localistici incrocia la sua strada con le vicende della terza banca nazionale innalzando il totem della senesità del Monte. Come se nulla finora fosse successo.

Dopo una gestione fallimentare e su cui indaga la magistratura, la banca ha totalmente rinnovato il gruppo di comando e ha dovuto chiedere 4 miliardi di aiuti di Stato. Per restituirli e per avere la chance di mantenere a Siena il cuore della banca, dicono ora Profumo e Viola, quel limite deve saltare: rappresenta una zavorra alla già depressa quotazione, perché impedisce qualsiasi ambizione di governance a potenziali nuovi soci, e rende ardua la promessa di restituzione degli aiuti che è l'unica condizione per evitare la nazionalizzazione.

Il piano della banca prevede infatti, probabilmente dal 2014, la ricerca di un nuovo socio a cui far sottoscrivere un aumento da almeno un miliardo di euro.

Nel frattempo il Tesoro entrerà con ogni probabilità nel capitale ricevendo azioni come pagamento degli interessi sul credito in Monti-bond concesso alla banca al tasso del 9%.

Avrà, secondo i conti che si leggono tra stampa e analisti, una quota iniziale tra il 10 e il 15%. E questa non sarà soggetta ad alcun vincolo del 4%, come previdentemente ha previsto la legge sui Monti bond secondo cui "all'assunzione di partecipazioni azionarie nell'emittente (il Monte Paschi) da parte del ministero conseguente alla sottoscrizione dei Nuovi strumenti finanziari non si applicano eventuali limiti di possesso azionario previsti da disposizioni legislative o statutarie".

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Da: Reuters

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