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1^ MAGGIO, LA FABI CON I LAVORATORI
Articolo del 1 maggio 2016

   

Nelle piazze di tutto il mondo si festeggiano i lavoratori, ma in Italia sono tre milioni i disoccupati, quasi 400 mila in più rispetto all’anno scorso.

Poi c’è il mondo del lavoro reale, fatto di tante storie che spesso gridano vendetta, dove la giungla di una flessibilità priva di regole ha eroso diritti e tutele: precari sfruttati, giovani assunti con contratti atipici dal futuro sempre più incerto, cassintegrati, lavoratrici madri senza diritti, esodati ai quali le aziende e lo Stato hanno rispettivamente tolto lavoro e pensione.

Per questo la festa del primo maggio, adesso più che mai, non può apparire come un rito stanco di un’Italia che non c’è più, una foto sbiadita in banco e nero, ma deve essere un momento per fermarsi a riflettere sul significato che un Paese civile vuole dare alla parola lavoro.

Una riflessione che deve affondare le sue radici proprio nella storia del movimento sindacale e di quelle battaglie lunghe oltre un secolo, che trovano in questa giornata il loro simbolo più profondo e radicato.

Proprio il primo maggio di 130 anni fa l’Illinois stabiliva che la giornata lavorativa non poteva durare più di otto ore.

Una lotta quella per i diritti dei lavoratori che supera i confini, unisce i popoli e annulla le distanze geografiche e culturali. Iniziata nei paesi anglosassoni maggiormente industrializzati, si è propagata, nel corso del ‘900, in tutti i Paesi dell’Occidente.

Una rivoluzione che ha restituito al lavoro dignità, rendendolo strumento di emancipazione individuale, ma anche di crescita collettiva e sociale, motore di sviluppo delle democrazie, come ricorda la stessa Costituzione italiana, che lo definisce uno dei pilastri su cui si fonda lo stesso concetto di Repubblica.

Sono tutte figlie di quel lontano primo maggio le maggiori conquiste del sindacato in Italia: i contratti collettivi introdotti nella metà del ‘900, le leggi dedicate alla tutela del lavoro, fino allo statuto dei Lavoratori, approvato nel 1970 e che ha definitivamente riequilibrato i rapporti di forza tra dipendente e azienda, nel segno dell’equità.

E la stessa FABI, sindacato di riferimento dei lavoratori bancari, è parte di quella storia. Sua la firma al primo contratto collettivo nazionale di categoria dei bancari, sua la regia di tutti i principali accordi che hanno dato la massima tutela possibile ai lavoratori del credito, anche nel pieno della crisi degli ultimi anni.

Il nostro primo maggio è tutti i giorni. È storia, ma è anche la lente attraverso cui guardiamo il presente e il futuro, consapevoli che la difesa dei diritti dei lavoratori è e resterà sempre la stella polare che guida la nostra azione.

BUON PRIMO MAGGIO

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