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Mps, i pm accelerano su Antonveneta
Articolo del 11 aprile 2013

Siena, 11 aprile 2013- Coincidenze o strano destino. Mentre nell’aula al terzo piano del Palazzo di Giustizia, ieri mattina, si teneva l’udienza preliminare per la privatizzazione dell’aeroporto di Ampugnano (considerata la madre dell’inchiesta Mps), negli uffici della procura il pool di magistrati ha messo il piede sull’acceleratore per quanto riguarda il primo filone dell’indagine sulla passata gestione di Rocca Salimbeni. Nel giro di due o tre mesi, infatti, potrebbe essere chiusa l’inchiesta della Procura sull’acquisizione di banca Mps da oltre 10 miliardi di euro di Antonveneta nel 2008. La durata della chiusura dell’indagine preliminare verrà determinata «essenzialmente — spiega una fonte vicina all’inchiesta — dai tempi di risposta alle rogatorie» che i magistrati senesi hanno già avanzato e che «sarebbero almeno cinque».

MA FACCIAMO un passo indietro. Tra il 2001 e il 2007 gli utili del Monte dei Paschi sono cresciuti del 132%. Nel 2006 i guadagni dall’attività di trading rappresentavano più della metà dell’utile annuale della banca. Ma Mussari voleva che il gruppo diventasse ancora più grande. Nel 2007, quando il Santander gli offre di vendergli Antonveneta, l’avvocato Mussari coglie l’occasione per entrare tra i big del credito nazionale mettendo Monte dei Paschi al terzo posto delle banche italiane. Quel deal si rivelerà un disastro. Senza alcuna consulenza, Mussari offre al veterano presidente della banca spagnola Emilio Botin 9 miliardi di euro in cash per Antonveneta appena qualche settimana dopo che il Santander l’aveva pagata 6,6 miliardi. Quei 9 miliardi diventano poi 10,138 aggiungendo oneri ed interessi. Mussari temeva che la francese Bnp Paribas, che aveva già conquistato la Banca nazionale del lavoro, lo bruciasse nel deal. La trattativa che portò all’offerta di Mussari è descritta in una informativa della Guardia di Finanza e si basa sulle dichiarazioni di Alessandro Daffina, capo della Rothschild in Italia e consulente per il Santander nell’affare.

ED E’ DA QUI che il pool di giovani magistrati della procura di Siena (Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso) sono partiti per dipanare i tanti misteri che si nascondevano a Rocca Salimbeni prima dell’avvento del nuovo management. Nel corso degli ultimi mesi, infatti, gli inquirenti hanno acceso i riflettori per capire se l’ex gruppo dirigente del Monte abbia deliberatamente strapagato Santander, se vi siano stati pagamenti illeciti e, in tal caso, chi vi fosse coinvolto. E passo dopo passo pm e investigatori si sono imbattuti in una serie di matrioske costruite a partire dal 2009 per coprire i buchi di bilancio createsi all’indomani dell’acquisto di Antonveneta. Dalle indagini sono emerse operazioni spericolate, con l’uso disinvolto dei derivati e le ristrutturazioni di alcuni di essi (Alexandia e Santorini). Oltre alla scoperta che alcuni manager, vicini all’ex capo dell’area finanza Gianluca Baldassarri, facevano la ‘cresta’ su queste operazioni. Ad oggi gli 007 del nucleo valutario della guardia di Finanza hanno sequestrato circa 46 milioni di euro.

UN’ INCHIESTA dai diversi filoni e che ora si appresta a vivere, appunto, un’accelerazione. La procura mira a chiudere per prima l’inchiesta su Antonveneta perché qui ci potrebbe essere un problema legato alla prescrizione dei reati amministrativi, che scadono in cinque anni.
Ed è in via di chiusura l’inchiesta relativa alla morte lo scorso 6 marzo di David Rossi capo dell’area comunicazione di Mps. Il medico legale del pm Nicola Marini ha già informato verbalmente il magistrato sulle risultanze dell’autopsia e depositerà a breve la relazione scritta. I graffi riscontrati nel corso dell’esame autoptico sul corpo e sulle braccia erano stati provocati dai dissuasori esterni alla finestra di Rocca Salimbeni dalla quale David si lasciò cadere nel vuoto. Entro la prossima settimana Marini chiuderà: perché è ormai chiaro che Rossi si è ucciso. Da ambienti vicini alla procura in risposta alle affermazioni di Beppe Grillo si fa notare «che l’atteggiamento riservato tenuto dai magistrati, come è giusto che sia, viene scambiato per atteggiamento omertoso. Non è così tanto che anche questa inchiesta si avvia alla conclusione».

Da: La Nazione - Siena

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