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Mini-utile nei primi 9 mesi
Articolo del 7 novembre 2015

Da "Il sole 24 Ore"


Il dato più rilevante è la conferma della ritrovata “normalità” patrimoniale, con un tranquillizzante 12% di common equity tier 1. Ma anche la gestione operativa di Banca Monte dei Paschi certifica la bontà della strada imboccata: 84,7 milioni di risultato netto nei primi nove mesi dell’anno, nonostante la perdita di 109 milioni contabilizzata nel terzo trimestre e dovuta all’impatto della chiusura anticipata del prodotto Alexandria, frutto del recente accordo con la giapponese Nomura, che ha contribuito a ridurre i rischi del portafoglio di Rocca Salimbeni (-4 miliardi di euro di prestiti; -3,3 miliardi di raccolta diretta; +0,35 miliardi di euro di riserva Afs). Nell’attesa dei conti, che il consiglio d’amministrazione presieduto da Massimo Tononi ha reso noti a mercati chiusi, la Borsa ha dato fiducia al titolo spingendolo a quota 1,63 euro (+2,9%).

 

«Stiamo lavorando per cedere un’altra tranche di prestiti in sofferenza da 1,1 miliardi entro l’anno», ha detto in conference call l’amministratore delegato Fabrizio Viola, che ha anche aggiunto di voler aumentare il target delle vendite di crediti deteriorati fino a 5,5 miliardi non oltre il 2018 e «di voler ridurre l’orizzonte temporale per farlo».

Il conto economico del gruppo presenta un risultato operativo lordo, sempre nei nove mesi, di 1.417 milioni (+28,6% su base annua): crescono il margine d’interesse (+12,1% a 1.740 milioni) e le commissioni nette (+5,1% a 1.358 milioni); calano gli oneri operativi (-2,7% a 1.967 milioni), il risultato della gestione finanziaria (-25,9% a quota 164 milioni una volta scontate la perdita di 130 milioni pre tasse per l’affare Alexandria) e le rettifiche su crediti, in riduzione del 42,6% a 1.414 milioni. Di un ritorno al dividendo per gli azionisti, però, non se ne parla: «Abbiamo un divieto imposto dallo Srep della Bce», ha tagliato corto Viola, aggiungendo che il Monte tornerà a parlare di dividendi «solo dopo aver risolto la questione dei crediti deteriorati».

Per quanto riguarda lo stato patrimoniale, il gruppo registra una flessione degli impieghi (-4,2% a 113 miliardi) e della raccolta diretta (-2,8% a 123 miliardi). La raccolta indiretta è invece sostanzialmente stabile intorno ai 108 miliardi. La posizione di liquidità appare solida, con counterbalancing capacity non impegnata di circa 24 miliardi (+4 miliardi rispetto a giugno).

Le criticità, in larga parte eredità delle passate gestioni, non mancano: la banca guidata da Viola al 30 settembre aveva un’esposizione netta in termini di crediti deteriorati pari a 24,4 miliardi (+5,4% rispetto a fine dicembre scorso). E nell’ultimo trimestre sono aumentate le sofferenze (+4,7%). La copertura dei crediti deteriorati si è attestata al 48,6%, in riduzione di 13 punti base rispetto a giugno. Il portafoglio titoli e derivati del gruppo, al 30 settembre, si attestava a 32 miliardi, con un aumento di 0,8 miliardi su giugno.

Con tutti i principali indicatori economici del Paese in ripresa, la tentazione del Monte (o, almeno, della componente più legata al territorio) potrebbe essere quella di provare “a farcela da solo”, senza cioè cercare quel partner industriale che la Banca centrale europea ha da tempo indicato come indispensabile per il gruppo di Rocca Salimbeni. E Tononi, arrivando a Siena al posto di Alessandro Profumo, ha già detto con molta chiarezza di non vedere motivi per un cambio di rotta da parte della vigilanza. Viola, nella conference di ieri, si è dichiarato prudente in questa fase sulle ricadute positive per la banca del risveglio economico italiano.

Se dunque la prospettiva del Monte dei Paschi resta quella di combinare un matrimonio d’interesse, più probabilmente con un soggetto bancario straniero, la strada dei prossimi mesi è già tracciata: avanti con l’azione di risanamento e rilancio operativo, e contestualmente spazio alla diplomazia su scala globale. Mentre Fabrizio Viola conduce la macchina lungo la strada imboccata, a Tononi spetta il ruolo dell’ambasciatore e del tessitore di relazioni e alleanze. Dai risultati di questo doppio lavoro, nel corso del 2016, dipenderà il futuro del Montepaschi.


Da www.mps.it

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