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SCIOPERO DEL 30 GENNAIO: LE INIZIATIVE IN CAMPO
Articolo del 28 gennaio 2015

DA WWW.FABI.IT

SILEONI: “SE BANCHE NON CAMBIANO, SARÀ LOTTA DURA E CHIEDEREMO INTERVENTO GOVERNO”
 

 

 

“Se le banche non cambiano atteggiamento andremo avanti a oltranza richiedendo l’intervento del Governo e del Presidente Renzi”.
 
Questo il monito lanciato da Lando Maria Sileoni, Segretario Generale della FABI, a margine della conferenza stampa unitaria che si è tenuta oggi a Milano per illustrare all’opinione pubblica le regioni dello sciopero dei bancari del 30 gennaio.
 
“L’ABI, iniziando dal Presidente Patuelli, deve, a mio avviso, prendersi l’impegno contrattuale del mantenimento degli attuali livelli occupazionali. Se l’ABI non cambia atteggiamento e, soprattutto, se qualche gruppo bancario non la smette di puntare alla sostituzione dell’architettura contrattuale nazionale con contratti aziendali e di gruppo, la lotta sindacale e dei lavoratori sarà ancora più dura fino a che non sarà garantito un nuovo Contratto. Ci aspettiamo il riconoscimento dell’inflazione, una blindatura contrattuale delle previsioni normative sulle esternalizzazioni, e una contrattazione di secondo livello nelle aziende e nei gruppi disegnata sull’organizzazione del lavoro, che tenga conto delle nostre articolate proposte sul nuovo modello di banca al servizio del Paese. L’ABI vuole smantellare il Contratto Nazionale per una liberalizzazione selvaggia del settore, e per colpire i diritti dei lavoratori bancari”.
 
30 GENNAIO: BRACCIA INCROCIATE PER 312MILA LAVORATORI DEL CREDITO
 
Venerdì 30 gennaio i 312mila lavoratori delle banche sciopereranno per tutta la giornata.
 
Lo sciopero, proclamato unitariamente dalle sigle sindacali di categoria, Dircredito, FABI, FIBA CISL, FISAC CGIL, SINFUB, UGL, UILCA e FALCRI, all’indomani della rottura con ABI delle trattative di rinnovo del Contratto Nazionale avvenuta lo scorso 25 novembre, è stata approvato anche dai lavoratori bancari, che nelle assemblee, svoltesi sul territorio da metà dicembre a oggi, si sono espressi all’unanimità a favore della mobilitazione.
 
I dipendenti delle banche, rappresentati dai sindacati, scioperano contro la decisione unilaterale dell’ABI di disdettare e di disapplicare, a partire dal prossimo primo aprile, i Contratti Collettivi di Lavoro, un provvedimento senza precedenti in nessun altro settore. Dei 416 Contratti in vigore nel privato e nel pubblico, solo quello dei bancari è stato, infatti, disdettato.
 
I lavoratori del credito incrociano le braccia:
  • per rivendicare la necessità di un nuovo modello di banca “al servizio del Paese”, che sia più vicino alle famiglie, alle piccole medie imprese e ai territori, contro quello attuale, che privilegia, invece, un’erogazione del credito prevalentemente a favore dei grandi gruppi industriali.
  •  per difendere il potere d’acquisto del loro salario, messo a rischio dal blocco permanente della crescita automatica degli stipendi in tema d’inflazione, che l’ABI vuole attuare e contro cui si sono mobilitati i sindacati. Una misura che colpirebbe soprattutto i lavoratori più giovani.
 
Il vero obiettivo dell’ABI è, infatti, quello di smantellare il Contratto Nazionale di categoria e le tutele contrattuali vigenti, sostituendolo con contrattazioni azienda per azienda, che creerebbero un’enorme disparità di trattamento economico e normativo tra i lavoratori e le condizioni per ulteriori e selvaggi tagli di posti di lavoro, dopo i 68mila già eliminati negli ultimi 15 anni.
 
I lavoratori scioperano, in ultima analisi, per difendere il Contratto Nazionale come elemento centrale della contrattazione, l’unico in grado di garantire economicamente e socialmente la categoria e salvaguardare l’occupazione.
 
PREVISTE 4 MANIFESTAZIONI DI PIAZZA
Contemporaneamente allo sciopero, nella giornata del 30 gennaio sono state previste quattro manifestazioni nazionali e cortei a Milano, Roma, Ravenna e Palermo, a cui parteciperanno i lavoratori di tutta Italia.
 
MILANO
 
Alle 9,45 partirà un corteo di lavoratori, che si riuniranno davanti alla sede dell’ABI, in via Olona, per poi raggiungere alle 12 piazza della Scala, dove il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, e il Segretario Generale della FABI, Lando Maria Sileoni, terranno un comizio.
 
RAVENNA
 
Il corteo di lavoratori partirà alle 10 45 da Piazza Luigi Carlo Farini, davanti alla Stazione Ferroviaria, con arrivo alle ore 11,30 circa a Piazza del Popolo, dove il Segretario confederale della CISL, Piero Ragazzini, e il Segretario Generale della FISAC CGIL, Agostino Megale, terranno un comizio.
 
ROMA
 
Sit in dei lavoratori alle 9 30 a Piazza dell’Esquilino, davanti alla Basilica di S. Maria Maggiore, e alle 11:00 comizio del Segretario Generale della FIBA CISL, Giulio Romani, e del Segretario confederale della UIL, Domenico Proietti.
 
PALERMO
 
Sit in dei lavoratori alle 9 30 a Piazza Verdi, davanti al Teatro Massimo, e alle 11 comizio del Segretario Generale della UILCA, Massimo Masi.
 
LA PROTESTA CORRE SUI SOCIAL NETWORK
 
Lo sciopero del 30 gennaio sarà raccontato anche attraverso foto e testimonianze sui social network, in particolare Facebook e Twitter. Per questo è stato creato un apposito hashtag: #sonobancario al servizio del paese.
 
 
 
STIPENDI DEI BANCHIERI, BOTTA E RISPOSTA TRA SILEONI E PATUELLI
 
Il Presidente dell’ABI, Patuelli, critica i dati diffusi dal Segretario della FISAC, Agostino Megale, sulle maxi retribuzioni dei banchieri. Ma Sileoni non ci sta: “Prima di parlare bisognerebbe dare il buon esempio”. Leggi il botta e risposta sulle agenzie di stampa
 
....COME LA VEDE L'ABI....
 
 
 
RADIOCOR DEL 27 GENNAIO 2015 - 15:38
 
 
Banche: Abi, da ultimi dati retribuzione media annua dei top manager a 245mila
 
 
 
Per gruppo ristretto degli a.d. retribuzione media a 700mila (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 27 gen - "Le recenti notizie sui livelli retributivi dei top manager nel settore del credito, da cui emergerebbe un valore medio di 3,7 milioni di euro annui, non corrispondono all'evidenza dei dati". L'Abi replica con una nota citando le piu' recenti elaborazioni su dati aziendali e rilevazioni Banca d'Italia, per evidenziare come nel 2013 i livelli elevati del personale bancario (il cosiddetto 'personale piu' rilevante', lo 0,46% dell'organico aziendale complessivo del campione preso in esame) hanno ricevuto una retribuzione totale annua media pro capite pari a 245.400 euro. Nel dettaglio, precisa Abi, gli amministratori delegati sono la componente di questo ristrettissimo gruppo cui va la retribuzione media piu' elevata, in media 703mila euro con un massimo di 1,379 mln e un minimo di 297mila. Com-ale (RADIOCOR) 27-01-15 15:38:17 (0486) 5 NNNN
 
 
 
 
....COME RISPONDE LA FABI....
 
 
 
 
RADIOCOR DEL 27 GENNAIO 2015 - 18:19
 
 
Banche: Sileoni (Fabi), dare esempio quando si chiedono sacrifici a lavoratori
 
 
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 27 gen - 'Agostino Megale, leader della Fisac Cgil, ha ragione sia nella forma sia nella sostanza, perche' quando si chiedono sacrifici economici ai lavoratori e si perdono 68mila posti di lavoro in 15 anni anche i vertici devono dare l'esempio. E di banchieri che hanno dato l'esempio tagliandosi lo stipendio ce ne sono davvero pochi. Sara' forse il caso dello stesso Patuelli che, da presidente della cassa di Ravenna, ha avuto probabilmente il buon senso di non eccedere nel suo emolumento, ma negli ultimi anni, nel disastro complessivo della nostra societa', i banchieri non hanno certamente brillato per morigeratezza rispetto alle proprie retribuzioni'. Cosi' il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, risponde all'Abi, che ha criticato i dati diffusi oggi dal leader della Fisac Cgil, Agostino Megale sugli stipendi dei banchieri, durante la conferenza stampa unitaria dei sindacati del credito. Quando si critica il sindacato che raccoglie firme per una
proposta di un tetto ai compensi dei manager, come bene ha fatto recentemente Giulio Romani della Fiba Cisl, o si criticano le osservazioni piu' che giustificate espresse da Massimo Masi della Uilca, bisogna - aggiunge Sileoni - avere argomenti convincenti. Ma in questa circostanza bisogna avere la dignita' di tacere, considerato che per avere un propri contratto di lavoro 312mila lavoratori bancari sono costretti a fare la secondo giornata di sciopero dopo piu' di un anno di trattative. E mi fermo, per il momento qui'. Com-Zam
(RADIOCOR) 27-01-15 18:19:42 (0623) 5 NNNN
 
 
 
ASCA DEL 27 GENNAIO 2015 - 18:12
 
 
Banche, Sileoni (Fabi): pochi banchieri si sono tagliati stipendi Replica all 'Abi
 
 
Roma, 27 gen. (askanews) - "Agostino Megale, leader della Fisac Cgil, ha ragione sia nella forma sia nella sostanza, perché quando si chiedono sacrifici economici ai lavoratori e si perdono 68mila posti di lavoro in 15 anni anche i vertici devono dare l 'esempio. E di banchieri che hanno dato l 'esempio tagliandosi lo stipendio ce ne sono davvero pochi. Sarà forse il caso dello stesso Patuelli che, da presidente della cassa di Ravenna, ha avuto probabilmente il buon senso di non eccedere nel suo emolumento, ma negli ultimi anni, nel disastro complessivo della nostra società, i banchieri non hanno certamente brillato per morigeratezza rispetto alle proprie retribuzioni". Così il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, risponde all 'Abi, che ha criticato i dati diffusi oggi dal leader della Fisac Cgil, Agostino Megale sugli stipendi dei banchieri, durante la conferenza stampa unitaria dei sindacati del credito."Quando si critica il sindacato che raccoglie firme per una proposta di un tetto ai compensi dei manager, come bene ha fatto recentemente Giulio Romani della Fiba Cisl, o si criticano le osservazioni più che giustificate espresse da Massimo Masi della Uilca, bisogna avere argomenti convincenti. Ma in questa circostanza - ha aggiunto - bisogna avere la dignità di tacere, considerato che per avere un propri contratto di lavoro 312mila lavoratori bancari sono costretti a fare la secondo giornata di sciopero dopo più di un anno di trattative. E mi fermo, per il momento qui". red-cip 27-gen-15 18.12 NNN
 
 
ADN KRONOS DEL 27 GENNAIO 2015 - 18:45
 
 
BANCHE: FABI, SE SI CHIEDONO SACRIFICI A LAVORATORI BISOGNA DARE ESEMPIO
 

ADN1196 7 ECO 0 ADN ECO NAZ Sileoni risponde a Patuelli Roma, 27 gen. (Adnkronos/Labitalia) - "Agostino Megale, leader della Fisac Cgil, ha ragione sia nella forma sia nella sostanza, perché quando si chiedono sacrifici economici ai lavoratori e si perdono 68mila posti di lavoro in 15 anni anche i vertici devono dare l 'esempio. E di banchieri che hanno dato l 'esempio tagliandosi lo stipendio ce ne sono davvero pochi. Sarà forse il caso dello stesso Patuelli che, da presidente della cassa di Ravenna, ha avuto probabilmente il buon senso di non eccedere nel suo emolumento, ma negli ultimi anni, nel disastro complessivo della nostra società, i banchieri non hanno certamente brillato per morigeratezza rispetto alle proprie retribuzioni ' '. Così il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, risponde all 'Abi, che ha criticato i dati diffusi oggi dal leader della Fisac Cgil, Agostino Megale sugli stipendi dei banchieri, durante la conferenza stampa unitaria dei sindacati del credito. ' 'Quando si critica -aggiunge Sileoni- il sindacato che raccoglie firme per una proposta di un tetto ai compensi dei manager, come bene ha fatto recentemente Giulio Romani della Fiba Cisl, o si criticano le osservazioni più che giustificate espresse da Massimo Masi della Uilca, bisogna avere argomenti convincenti". "Ma in questa circostanza -conclude Sileoni- bisogna avere la dignità di tacere, considerato che per avere un propri contratto di lavoro 312mila lavoratori bancari sono costretti a fare la secondo giornata di sciopero dopo più di un anno di trattative. E mi fermo, per il momento qui". (Lab-Pal/Adnkronos) 27-GEN-15 18:45 NNNN
 
 
I SINDACATI SCRIVONO A RENZI
 
Alla vigilia dello sciopero del 30, i sindacati scrivono al capo del Governo: "Da ABI comportamento miope e irresponsabile. Senza Contratto si va incontro a un impoverimento dei servizi a clientela. Riforma popolari apre agli speculatori e mette a rischio posti di lavoro"



 
 
 
 
Illustrissimo
Presidente del Consiglio dei Ministri della
Repubblica Italiana
Dr. Matteo Renzi
 
Illustrissimo
Presidente della Associazione Bancaria Italiana – ABI
Dr. Antonio Patuelli
 
Illustrissimo
Presidente di Federazione Italiana delle
Banche di Credito Cooperativo/Casse - Federcasse
Dr. Alessandro Azzi
 
 
Illustrissimi Presidenti,
 
Dal 2008 ad oggi il nostro Paese ha progressivamente perso competitività, risentendo della recessione economica in modo grave e diffuso.
 
La produttività è calata del 25% circa e il PIL, in 7 anni, ha avuto un decremento di 4,5 punti.
 
L’occupazione è scesa vertiginosamente e ed il tasso di disoccupazione, che non tiene conto degli ormai tantissimi “scoraggiati” che hanno rinunciato a cercare un lavoro, ha superato livelli mai sfiorati nella storia passata (13%), in particolare per quanto riguarda i giovani (43%), che, mentre vedono sempre più lontano, precario e dequalificato il loro ingresso nel mondo del lavoro, maturano già adesso le condizioni per una vecchiaia priva di sufficienti mezzi di sostentamento.
 
Le disparità sociali sono via, via aumentate in questi anni di crisi e ad oggi la situazione di iniquità distributiva, che vede il 50% delle ricchezze concentrate nelle mani del 10% della popolazione, appare socialmente patologica ed economicamente improduttiva, tanto che anche Papa Francesco è intervenuto sul tema affermando che “non possiamo non riconoscere una grave crescita della povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale” per cui si rendono necessarie “politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito”.
 
In questo contesto il sistema bancario nazionale potrebbe e dovrebbe svolgere un ruolo determinante ed esemplare per il rilancio dell’economia nel Paese, la ripresa dell’occupazione, la sostenibilità dello sviluppo.
 
Ci sembra perciò miope e irresponsabile la scelta operata da ABI e da Federcasse di rinunciare intenzionalmente all’unità del sistema, abiurando una storia ventennale di concertazione virtuosa, nel corso della quale è stato possibile, con l’apporto responsabile delle parti sociali, riformare e modernizzare profondamente il sistema bancario italiano, proteggendolo da possibili nuovi colonialismi finanziari, orientandolo a comportamenti meno spregiudicati di quelli che, anche in Paesi a noi vicini, hanno costretto le finanze pubbliche farsi carico di interventi pesantissimi e, infine, evitando che le riorganizzazioni e le ristrutturazioni delle aziende causassero costi gravosi per i cittadini e per i lavoratori.
 
Siamo stati, in questi anni, protagonisti di scelte contrattuali e sociali che hanno innovato profondamente, oltre alla contrattazione di settore, i sistemi di welfare privato, sussidiari di quelli pubblici, a partire dalle casse sanitarie e dai fondi pensione, per arrivare ai fondi di solidarietà, che hanno consentito, senza alcun onere per la collettività di esodare anticipatamente circa 68.000 lavoratori, favorendo, quando possibile, anche un significativo ricambio generazionale, e, recentemente, al fondo per l’occupazione, che ha dato sostegno, negli ultimi due anni, ad oltre 9000 assunzioni a tempo indeterminato.
 
Lo sviluppo delle relazioni industriali nel settore è stato costantemente un modello di riferimento per la contrattazione nelle altre categorie e, perfino, per le leggi di questo Paese, eppure ci troviamo oggi a fronteggiare proprio la scelta unilaterale dell’ABI e di Federcasse di cancellare il sistema di relazioni che aveva reso possibile tutto ciò, operata attraverso la disdetta e la disapplicazione del Contratto Nazionale.
 
Lasciare tutti i bancari senza un contratto, alla mercé delle diverse spinte che ne potranno motivare l’operato in assenza di regole e tutele, non solo costituisce un affronto e uno smacco nei confronti della storia e degli interessi reali della categoria, ma, cosa più grave, espone il Paese al rischio di un impoverimento della capacità delle banche di offrire alla cittadinanza un’operatività coerente con i principi costituzionali, eretti, fra gli altri, a fondamenta della vita del Paese,
 
Cosa ne sarà, ad esempio, della formazione professionale del personale, in assenza di previsioni normative che già oggi, spesso, le banche facevano fatica a rispettare pur essendovi obbligate?
 
Cancellando le declaratorie, quale deontologia potrà essere pretesa nei confronti del lavoratore, privato di qualunque tutela professionale e costretto a correlare il proprio reddito solo a risultati quantitativi e non più alla qualità delle proprie competenze ed esperienze professionali?
 
E quanto sopra, come si concilierà con il dettato degli articoli 35 (formazione ed elevazione professionale dei lavoratori), 36 (diritto ad una retribuzione che garantisca condizioni di vita dignitose), 41 (contrasto tra l’attività di libera impresa e l’utilità sociale) e 47 (tutela del risparmio e del credito) della Costituzione della Repubblica Italiana?
 
I Sindacati del settore, dimostrando di non aver mai smarrita la via della responsabilità, avevano affrontato la fase dei rinnovi contrattuali, seppure schiaffeggiati da una prima proditoria disdetta anticipata da parte di ABI a settembre del 2013, poi emulata anche da Federcasse, con proposte di discussione attorno al modello, o meglio ai modelli, di cui il sistema bancario nazionale avrebbe potuto e dovuto dotarsi per affrontare le difficili sfide che lo attendevano e che ancora lo attendono.
 
Chiedevamo alle banche, come già avevamo fatto con maggior successo in altre epoche, di affrontare insieme i nodi strutturali del sistema, per provare a garantire la salute delle aziende, uno sviluppo economico sostenibile per l’Italia e la salvaguardia dell’occupazione e degli occupati delle banche.
 
La risposta dei banchieri è stata lapidaria: “Non ci interessa essere sistema”.
 
È una risposta che ha, per i lavoratori che rappresentiamo e per il Paese tutto, dei risvolti drammatici, anzi tragici.
 
Un Paese che si privi del proprio “sistema bancario” e lo indirizzi ad essere solo un “settore di aziende tra loro concorrenti”, un Paese in cui le banche perdano la propria vocazione principale di servizio allo sviluppo economico ed alla tutela del risparmio e si orientino a considerare il denaro al pari di una qualunque commodity, dalla cui “compravendita” ricavare il massimo lucro, un Paese siffatto è un Paese che ha rinunciato a promuovere autonomamente il proprio sviluppo e che si appresta a divenire colonia di altrui interessi.
 
In questo contesto, Illustrissimo Presidente del Consiglio, ci permettiamo di sollevare tutte le nostre riserve nei confronti del provvedimento di riforma delle Banche Popolari, non solo perché non riusciamo a capire quali siano i motivi di urgenza che impediscono un ordinario iter parlamentare in cui approfondire meglio opportunità e rischi del percorso avviato; non solo per i dati ampiamente verificati e pubblicati in questi giorni circa l’effettivo maggior contributo delle Popolari all’economia reale del Paese rispetto alle concorrenti SPA, non solo perché esse rappresentano un esempio, quasi sempre, molto virtuoso di democrazia economica realmente praticata, ma, infine, per l’inevitabile rischio che aziende, che costituiscono il principale riferimento per le famiglie e per le piccole e medie imprese italiane cadano nelle mani di quei colossi bancari internazionali che, negli anni, anche in questi ultimi, hanno dato prova di totale insensibilità sociale, concentrando, diversamente dal sistema bancario italiano, i propri interessi su attività di finanza speculativa e predatoria.
 
E ci domandiamo, se così accadesse, quale sarebbe l’ulteriore tributo che i lavoratori di queste banche dovrebbero pagare, dopo quelli innumerevoli già pagati alla crisi, in termini di numero degli occupati, di esternalizzazioni e di tutele contrattuali.
 
Illustrissimi Presidenti, Vi chiediamo, accumunandoVi nell’indirizzarVi questa lettera aperta, ognuno per la propria eminente responsabilità, di farVi carico di evitare una rottura senza precedenti nelle relazioni industriali del nostro Paese.
 
Siamo coscienti di come gli anni della crisi abbiamo messo a dura prova il sistema delle relazioni industriali nel Paese, a partire dal blocco salariale dei lavoratori del Pubblico Impiego dei quali abbiamo condiviso disagio e mobilitazioni.
 
Noi non crediamo, però, che la soluzione dei problemi economici che stiamo attraversando possa essere trovata riducendo costantemente la remunerazione relativa del lavoro e diminuendone le tutele attraverso l'abbandono della contrattazione nazionale.
 
Se ciò avvenisse nel settore bancario, sarebbe la prima volta dal dopoguerra in cui un’intera categoria di lavoratori potrebbe essere privata del proprio contratto di lavoro, insostituibile “carta costituzionale” del rapporto con le parti datoriali.
 
Sono le lavoratrici ed i lavoratori a cui ognuno di noi affida la gestione dei propri risparmi, la speranza di acquistare una casa per la propria famiglia, la ricerca di un sostegno alla propria attività produttiva o professionale…
 
Si tratta di lavoratrici e lavoratori che hanno sempre contribuito, con lealtà, onestà, professionalità, deontologia e straordinaria disponibilità ad accettare cambiamenti e innovazioni, alla crescita ed al sostegno del Paese.
 
Disconoscere ad essi i meriti della loro storia, pretendendo il taglio di tutele fondamentali, finalizzato peraltro a produrre risparmi insignificanti rispetto ai reali problemi delle banche, che non sono da ricercare nel costo del lavoro, è strumentale a generare le condizioni di un’insanabile rottura, prodromica a rinnegare, insieme ai Contratti Nazionali, l’idea di “sistema bancario al servizio del Paese” per cui da sempre ci siamo battuti.
 
E ci domandiamo anche, come possa essere sostenibile che, a fronte degli ennesimi tagli pretesi alle retribuzioni presenti e future di tanti lavoratrici e lavoratori, si possa tollerare, a tutti i livelli, il perdurare di incessanti dinamiche di crescita retributiva dei top manager, per altro mai chiamati a rispondere realmente del proprio operato, anche quando questo si dimostra rovinoso per le aziende condotte.
 
Ci pare proprio di poter dire che questa dicotomia, tra la pretesa di tagliare retribuzioni sempre più prossime ad essere appena sufficienti a garantire la dignità della persona e quella di mantenere o irrobustire situazioni di irragionevole privilegio, sia, non solo simbolicamente, rappresentativa di quanto richiamato dalle parole di Papa Francesco e di quelle disuguaglianze che ormai, anche una gran parte degli economisti, riconoscono come causa del perdurare della crisi.
 
Il 30 gennaio, dopo decenni di pace sociale, mantenuta pur nelle difficoltà imposte dai continui cambiamenti, le lavoratrici ed i lavoratori bancari sciopereranno per la seconda volta in poco più di un anno e manifesteranno compatti per la difesa dei loro diritti, delle loro tutele e del loro essere categoria, per dare una possibilità di lavoro dignitoso a chi oggi lo sta ancora cercando, per garantire al Paese un sistema bancario al servizio degli interessi dei cittadini e delle imprese.ù
 
Auspichiamo che il Vostro saggio e autorevole intervento possa contribuire a recuperare ciò che oggi sembra perduto, per il lavoro, per le imprese, per l’Italia.
 
Roma, 26 gennaio 2015
 
 
 
I SEGRETARI GENERALI
 
L. Sileoni – G. Romani – A. Megale – M. Masi – M- Arena – F. Verelli – P. Pisani – E.Contrasto
 
FABI – FIBA CISL – FISAC CGIL – UILCA – DIRCREDITO – UGL CREDITO – SINFUB - UNISIN
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